di
Enrica Roddolo

Re Carlo è decollato per Bermuda, dopo quattro giorni di visita di stato negli Usa. Ultimo impegno: la festa per i 250 anni d’indipendenza in Virginia

Abbracci, baci, atmosfera rilassata e il presidente Trump che salutandolo ha mormorato «The greatest king!». E ancora, l’inquilino della Casa Bianca dove i Reali sono tornati per dire arrivederci, ha aggiunto: «We need more people like that in our country». Servirebbe più gente così nel nostro Paese.

La luna di miele, dopo la diplomazia al miele, continua mentre l’ultimo giorno americano di re Carlo e della regina Camilla volge al termine. 



















































Il re è decollato giovedì pomeriggio dalla Joint Base Andrews, Maryland, per Bermuda dove si fermerà due giorni. E’ ripartito da solo, perché – come già nell’ultimo viaggio per i Paesi del Commonwealth, la regina Camilla è rientrata prima a Londra. 

Ultima tappa oggi l’omaggio ai caduti al Cimitero di Arlington, poi la festa popolare per i 250 anni dell’indipendenza nella Virginia, la prima colonia britannica in NordAmerica. «Divertitevi in Virginia!», ha detto Trump alla regina Camilla mentre lei si affacciava per un ultimo saluto dal finestrino della Bmw nera.

Al Congresso il Re ha ricordato la prima visita in Usa del nonno Giorgio VI. «Il primo sovrano britannico regnante a metter piede in America fu mio nonno, re Giorgio VI – ha detto il re – Visitò il Paese nel 1939 insieme alla mia amata nonna Elisabetta, la Regina Madre. In Europa avanzavano le forze del fascismo e, poco tempo prima, gli Stati Uniti si erano uniti a noi nella difesa della libertà. I nostri valori condivisi prevalsero. Oggi viviamo in una nuova era, ma quei valori persistono. È un’epoca che, per molti aspetti, appare più instabile e più pericolosa del mondo al quale la mia defunta madre si rivolse in quest’aula nel 1991. Le sfide che affrontiamo sono troppo grandi perché una sola nazione possa sostenerle da sola».

E la visita adesso al cimitero, con la posa di una corona di papaveri in ricordo del milite ignoto ad Arlington, rende omaggio ai caduti di ieri e rinnova l’impegno per la liberta. Più volte invocata nei disc0rsi di questi quattro giorni americani per il sovrano britannico. 

Re Carlo si è mosso sui passi della madre Elisabetta II quando arrivò Oltreoceano da Dwight Eisenhower con  la sua prima visita di Stato negli Usa. E in quel 1957 andò ad proprio ad Arlington per l’omaggio ai caduti.

Dalla Casa Bianca, poi Arlington, alle vie della piccola cittadina di Front Royal in Virginia, dove il tempo sembra essersi fermato 250 anni fa – proprio come il traguardo che festeggiano oggi gli Stati Uniti d’America. Re Carlo e la regina Camilla hanno chiuso il loro tour americano, con una festa dal sapore coloniale, nella cittadina di 16 mila anime nella Virginia la prima colonia britannica in Nord America. L’inizio, l’origine di tutto. Dell’avventura americana degli inglesi prima che la dichiarazione d’indipendenza chiudesse quella che Carlo al Congresso ha chiamato «A tale of two George», prendendo a prestito il celebre romanzo di Dickens. I due Giorgio? Re Giorgio III e George Washington. 

A poco più di cento chilometri da Washington, qui l’ultimo evento degno di riflettori che si ricordi è la visita di Bing Crosby, ma bisogna tornare indietro agli anni ’50. Dagli stucchi e gli ori della East wing della Casa Bianca dove per loro è stato allestito il sontuoso banchetto a lume di candela, dal vetro e acciaio del Rockefeller center dove re Carlo ieri ha incontrato imprenditori e personalità newyorkesi dopo l’omaggio al Memorial per l’11 settembre, i Reali si addentrano nell’America profonda. 

In una cittadina che porta la storia dell’America coloniale e degli indiani d’America. Perché con il trattato di Lancaster gli indiani irochesi cedettero nel Settecento i loro terreni alla colonia della Virginia. In realtà Front Royal era già nota ai coloni europei sin dal 1670. 

Dal 1788 la cittadina è conosciuta col nome di Front Royal (forse ispirato da una grande solenne, regale quercia al centro della piazza cittadina, secondo altri perché Royal era la parola d’ordine segreta dei coloni al tempo della rivoluzione). Qui Carlo e Camilla, prima di esplorare la natura di Shenandoah National Park – l’occasione per un incontro anche con le comunità degli indiani – hanno fatto un bagno di folla. Con molte misure di sicurezza. 

Nel discorso al Congresso Carlo ha ricordato i Padri Fondatori «ribelli audaci e visionari, guidati da un ideale. Duecentocinquant’anni or sono, come diciamo nel Regno Unito, appena l’altro giorno, dichiararono l’indipendenza, destreggiandosi tra forze contrastanti e infondendo vigore alla diversità». Per continuare: «Unirono tredici colonie disparate per forgiare una nazione sull’ideale rivoluzionario di vita, libertà e ricerca della felicità. Portarono con sé e svilupparono la grande eredità dell’Illuminismo britannico, così come idee che risalivano ancora più indietro, al diritto comune inglese e alla Magna Carta. Queste radici sono profonde e sono ancora vitali». 

Le radici della quercia che dà il nome a Front Royal, e quelle di un’alleanza che questa visita di stato ha rinnovato.

30 aprile 2026 ( modifica il 30 aprile 2026 | 23:26)