Questo articolo è pubblicato sul numero 19 di Vanity Fair in edicola fino al 5 maggio 2026.

«Ci vuole molto tempo per diventare giovani». Lo disse Pablo Picasso, che morì a 91 anni con il pennello ancora in mano, attraversando decenni di rivoluzioni estetiche senza mai smettere di reinventarsi. L’artista sapeva una cosa che la bellezza contemporanea sta imparando adesso: durare nel tempo, al meglio delle proprie potenzialità, è un’arte più complessa e affascinante di qualsiasi ritocco. Fra peptidi, retinolo, longevity doctor e protocolli di biohacking non si era mai vista tanta scienza al servizio di una sola ambizione, eppure in questo teatro di molecole e abitudini millimetriche la variabile che cambia tutto non si può brevettare: sono le persone che scegliamo di avere vicino. È la verità più antica e continuiamo a ignorarla: la mettiamo in fondo alla lista dopo la dieta, la palestra, i trattamenti, gli integratori. L’iconica Jane Fonda, 88 anni, lo ha confermato nel podcast Call Her Daddy con la lucidità di chi non ha più niente da dimostrare: non avere amicizie femminili fa male quanto fumare. Le Blue Zones lo avevano capito prima di tutti. Sono cinque angoli di mondo – Okinawa in Giappone, la Barbagia in Sardegna, Ikaria in Grecia, Nicoya in Costa Rica, Loma Linda in California – dove le persone vivono inspiegabilmente più a lungo e meglio, perché condividono un elemento decisivo: in ciascuna di queste aree l’isolamento sociale è quasi inesistente. In Sardegna gli anziani escono di sera, si incontrano in piazza, si abbracciano, mangiano insieme. A Okinawa esiste una parola, moai, per indicare il gruppo di amici del cuore con cui ci si vede ogni giorno: un concetto senza equivalenti in italiano che descrive qualcosa che abbiamo sempre avuto e stiamo lentamente perdendo. La prova più solida viene da Boston, dove nel 1938 un gruppo di ricercatori di Harvard cominciò a seguire 724 persone dalla nascita alla morte, analizzandone lavoro, salute, relazioni, fallimenti. Lo studio è ancora in corso, include 1.300 discendenti del gruppo originale ed è il più lungo mai condotto sulle ragioni della longevità. La conclusione emersa attraverso generazioni di ricercatori è la stessa: le relazioni sono il fattore che fa la differenza. «L’uomo non è costruito per vivere da solo», dice Marco Piacentini, ceo di Chimar Group e investitore nel mercato della longevità. «Siamo lenti, siamo deboli, siamo piccoli: rientriamo in quelle categorie di animali che nella comunità trovano la loro forza. Siamo biologicamente programmati per trarre beneficio dal gruppo: la sua assenza crea stress». Le relazioni entrano nel corpo e riportano il sistema nervoso all’equilibrio. Chi non ha una sana rete di amici e conoscenti resta in uno stato di allerta cronica che si traduce in infiammazione, logorio, vulnerabilità. Lo conferma il rapporto 2025 dell’Oms sulla Connessione sociale: una persona su sei nel mondo è affetta da solitudine cronica, collegata a circa 871 mila morti ogni anno. Un dato che dovrebbe ricalibrare il modo in cui pensiamo all’amicizia: non un lusso da coltivare quando avanza tempo, ma una delle più potenti pratiche di sopravvivenza, oltre che di gioia. I più colpiti, dicono i dati, sono i ventenni e i trentenni, cresciuti tra TikTok e legami digitali e rimasti affamati di presenza, di contatto umano. «Relazione è una parola che contiene “azione”», osserva Piacentini. «È previsto che ci sia dinamismo, scambio fisico, emotivo e imprevedibile. La qualità di ciò che succede dentro di noi è direttamente connessa e proporzionale alla qualità di quello che abbiamo intorno». I social hanno tolto di mezzo quell’attrito alchemico e generativo, l’imperfezione del tempo reale, la fatica buona dello stare insieme, ovvero ciò che ci mantiene in salute a lungo. «Le relazioni di qualità impattano sull’aspettativa di vita molto più di qualsiasi integrazione alimentare», conclude Piacentini. «Il segreto per la longevità? Io passo almeno un’ora al giorno a giocare con mia figlia di tre anni. Vi garantisco che è la cosa più sana che faccio».

Connessioni  romantiche

1. Gioia (50 ml, € 32) è una delle quattro Neurofragranze Dolomia, mix di oli essenzialie molecole attive per stimolare i sensi e ripristinare l’equilibrio emotivo.

Longevità la miglior cura