L’idrogeno potrebbe presto viaggiare in borsa, allo stato solido, senza i rischi legati alle altissime pressioni o alle temperature criogeniche.
Andrea Gatto, professore ordinario di Tecnologia meccanica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia (UniMoRe), coordina il team scientifico dietro il progetto Safeteasy, la tecnologia brevettata dalla startup bolognese 01Green che punta a scardinare i limiti logistici dell’idrogeno. Non si tratta di una intuizione nata dal nulla. Il principio della cattura del gas all’interno di reticoli solidi è noto ai laboratori di meccatronica da decenni: già negli anni ’70, Mercedes-Benz presentò i primi prototipi di veicoli alimentati a idruri metallici. Erano esperimenti pionieristici figli di una collaborazione con centri di ricerca d’avanguardia come il CNEN, l’attuale ENEA, che già allora studiavano come intrappolare gli atomi di idrogeno tra le maglie dei metalli. La struttura molecolare del magnesio agisce come una spugna. Quando viene “dopato” con additivi specifici, questo metallo assorbe l’idrogeno formando un composto solido che resta stabile a temperatura e pressione ambiente.
Qui si innesta la frattura con il passato. Se i tentativi del secolo scorso si scontravano con pesi eccessivi e tempi di reazione biblici, l’innovazione emiliana accelera grazie alla manifattura additiva. Ivano Corsini, alla guida di 01Green, utilizza la stampa 3D per metalli di 3D4Mec per produrre contenitori dalla geometria interna complessa, impossibili da realizzare con i metodi tradizionali. Queste architetture ottimizzano il passaggio del calore, abbattendo drasticamente i tempi di carica e rilascio del gas, ovvero il vecchio tallone d’Achille degli idruri. Stoccare energia senza dover gestire serbatoi a 700 bar o sistemi di criogenia a -253 gradi centigradi cambia radicalmente i costi delle infrastrutture. Il progetto ha convinto Tech4Planet (polo di CDP Venture Capital) a stanziare un finanziamento pre-seed da 300mila euro per la fase di prototipazione industriale. La sicurezza è il parametro che separa questa tecnologia dai metodi convenzionali: in caso di squarcio nel contenitore, l’idrogeno non esplode. Rimane sequestrato nel metallo, venendo rilasciato lentamente solo se riscaldato. I settori coinvolti spaziano dall’automotive alla difesa, fino al trasporto pubblico locale. Bologna, non a caso, punta ad ospitare la flotta di autobus a idrogeno più grande d’Europa.