Passato un dopoguerra di attività al Ricreatorio Arcivescovile di via Guidarelli e in altri spazi aperti, la pallavolo ravennate che si può definire ’moderna’ ha avuto la sua sede storica nell’impianto Coni (oggi ’Palasport Angelo Costa’) della zona Darsena, simile a quelli costruiti in molte città negli anni Cinquanta e Sessanta. La struttura, inaugurata nel 1958, contiene l’arena per basket, pallavolo e per la mai sviluppata pallamano. Altri spazi ospitano pugilato e arti marziali. L’adiacente ippodromo (oggi bike park) forniva l’ideale e verdeggiante contorno per un’adeguata preparazione atletica. Nella stessa area sorgevano alcuni campi da calcio: un vero centro polisportivo. Nel 1964 duemila spettatori, un numero impensabile per gli attuali criteri di sicurezza e confort, assistettero ad un’epocale amichevole di volley fra Italia e l’allora stellare Giappone. In seguito furono mitici i pienoni per Vigili, GrondPlast e Lloyd Centauro. Anche la Teodora, nei primi Anni Ottanta, mandò spesso esaurito il botteghino, impresa per la quale necessitavano 1500 sportivi.

A metà degli anni Ottanta un volley che ambisce allo show pretende strutture più capienti e luminose, con soffitti più alti e più servizi. La Teodora e la squadra maschile, tornata ambiziosamente in serie A1, devono trasferirsi di frequente a Forlì o a Cesena. Durante la festa-scudetto della Teodora, nel 1983, il sindaco Giordano Angelini annuncia alla piazza festante che “il nuovo palazzetto si farà”.

I progetti vengono affidati al celebre architetto Renzo Piano. Sarà il ’Pala Piano’. Ma tempi e costi si dilatano. Gli sportivi lo ribattezzano ’Pala Pianissimo’ e in seguito ’Pala Mai’.

Nel 1990 accade l’impensabile: il Gruppo Ferruzzi prende il controllo del volley maschile e femminile con un investimento stellare e obiettivi massimali. “Se non c’è un palasport adatto… lo facciamo noi!”. Sarà il gigantesco, imponente, avveniristico, artistico, fantastico Pala Ferruzzi, tuttora la struttura per lo sport più bella d’Italia, seppur depauperata degli arredi più preziosi.

Il Comune è preso in contropiede. Il PalaMai rischia di essere un doppione e viene abbandonato. Le risorse confluiscono sul Pala Ferruzzi (parcheggi e servizi), che sorge in pochi mesi. Si chiamerà ’Palazzo delle Arti e dello Sport Mauro de Andrè’, a sottolinearne la natura di monumento di famiglia (Mauro, fratello del celebre Fabrizio, era un apprezzato avvocato del Gruppo), da destinare al divertimento, non solo sportivo, della cittadinanza. La potenza dei Ferruzzi è all’apice e le risorse sono tutte immediatamente disponibili. Nel nuovo, elegante teatro, il Messaggero (organo di stampa di famiglia) conquista lo scudetto maschile e femminile, oltre a svariati altri titoli nazionali e internazionali.

Il drammatico suicidio di Raul Gardini e le indagini di Tangentopoli su Enimont, segnano lo spartiacque per numerose attività cittadine, economiche, finanziarie, culturali e sportive. Il Pala de Andrè deve essere dismesso e il Comune spreme le casse per rilevarne proprietà e gestione e dare continuità alle squadre di vertice, anche perché il vecchio Pala Costa cade letteralmente a pezzi. Un salasso per le casse comunali. Un dato per tutti: in inverno l’impianto richiede oltre due milioni di lire al giorno per essere posto in temperatura accettabile.

Il disimpegno del Gruppo Ferruzzi determina il crollo delle squadre cittadine, che si dibattono nella massima serie per alcuni anni, ma devono arrendersi, strozzate da costi insostenibili, e riposizionarsi in categorie inferiori. Il Pala de Andrè passa ad usi extrasportivi (musica, fiere, esposizioni, circhi). Sulle fondamenta del ’Pala’ Piano si costruiscono negozi e uffici pubblici.

Il Pala Costa dalle mille glorie resta una cattedrale abbandonata per tutta la prima decade del Duemila. Ravenna, culla della pallavolo, Imperatrice degli scudetti, mendica uno spazio per far giocare i suoi ragazzi, le sue ragazze, la sua ’meglio gioventù’. La scuola media Don Minzoni ha una palestra. è brutta, bassa e buia. Tiene duecento spettatori, non c’è un bar, il tabellone segnapunti è da briscola paesana, la convivenza con le ore scolastiche di educazione fisica è difficile e il pavimento crea problemi di articolazione agli atleti. Viene intitolata al compianto fuoriclasse Mario Mattioli, che sicuramente meritava onori superiori. Il volley di B maschile e femminile gioca lì, mentre si progetta la ristrutturazione del Pala Costa. Altro denaro, altri tecnici, altri disegni, altri tempi di realizzazione che i vari assessorati allo sport non riescono a far rispettare.

La Teodora manca di un soffio vari appuntamenti con il ritorno in serie A (chissà dove avrebbe potuto giocarla…), perdendo gli spareggi nel ’Pala Mattioli’ gremitissimo e getta definitivamente la spugna, riducendosi ai campionati regionali. La squadra maschile aggancia lo sponsor Marcegaglia, scala le categorie e torna in A2, dando lo sprint per l’approntamento (2008) del rinnovato Pala Costa. Con Babini in panchina si ha il sospirato ritorno in A1. Il PalaCosta (1000 posti) diventa subito insufficiente. Bisogna tornare al De Andrè, contendendolo ad altri eventi normalmente ospitati. I costi rimangono enormi (per contenerli la gestione Cormio tenta un infelice trasferimento a Forlì), l’Amministrazione supporta non poco.

Nel 2017 il sindaco de Pascale prende atto che il De Andrè ha capienza sufficiente (3000 posti) per i campionati e per il Festival, ma taglia fuori Ravenna da grandi finali, partite della Nazionale, concerti delle popstar e mette a rischio la biennale Omc dell’oil & gas, contesa da altre località straniere, che offrono spazi maggiori. Conferenza stampa e annuncio: si farà un nuovo palasport da 6000 posti. Dopo 9 anni e milioni di investimenti (Dio sa cosa si sarebbe potuto fare per sport e cultura con tutto quel denaro) gli eterni lavori in corso alla struttura sono un monumento alla poca lungimiranza e anche alla sfortuna per eventi imprevedibili. E nel frattempo le squadre cittadine ridimensionano i loro obiettivi: saranno troppo piccole, quando sarà il momento, per un palasport così grande?