«Questo film è nato leggendo un trafiletto sul Corriere dell’Umbria. Si parlava di una ragazzina trovata in una fossa. Erano certi provenisse dalla tratta dell’Est. Ho cercato altre notizie, ma non ho trovato più niente. Mi sembrava che al mondo non importasse nulla di lei e quindi ho detto: “Importa a me”». Francesca Archibugi racconta la genesi di “Illusione”, film, dal 7 maggio in sala, ambientato alla periferia di Perugia. È lì che viene ritrovata priva di sensi una sedicenne moldava, Rosa Lazar.
La trama del film
A occuparsi del caso vengono chiamati la sostituta procuratrice Cristina Camponeschi (Jasmine Trinca) e lo psicologo Stefano Mangiaboschi (Michele Riondino). Insieme dovranno capire da dove arriva Rosa, che non sembra avere coscienza delle violenze subite e che, dietro la sua giocosità, nasconde un profilo psicologico disturbato.
«La scrittura mi ha lasciato una grande possibilità di immaginazione sul lato intimo», confida Trinca. «Francesca è una regista abilissima nel tratteggiare innocenza e infanzia, ma ha ampliato questo sguardo anche sui personaggi adulti. Mi sono sentita in grande controllo in quanto professionista di legge che vuole restituire giustizia e voce a una ragazza che non ne ha.
Ma la Camponeschi privata si porta dietro dalla sua gioventù una ferita. Una donna circondata da uomini che ha cercato la sua strada per farsi ascoltare».
L’approccio all’indagine dei due professionisti è molto diverso. «Abbiamo un uomo che ha deciso di lasciare nell’ombra buona parte dei suoi segreti. L’incontro con Rosa che, inseguendo il suo sogno si ritrova a vivere un incubo, cambia le cose», spiega Riondino. «È lei l’anima della storia. Un personaggio dagli aspetti magici. Il sistema maschile che ruota intorno a lei non riesce a scalfirla, tanto che quasi ne ha paura. Ha la capacità di portare luce lì dove non si vuole che arrivi».
Quello che “Illusione” mette in scena ha un valore universale, ma c’è anche un aspetto tristemente attuale. «È un racconto del potere maschile. Abbiamo cominciato a scriverlo molto prima degli Epstein Files», afferma Archibugi. «Però c’è una riflessione da fare: siamo alla terza ondata di femminismo. I ragazzi a 20 anni non hanno voglia di “comprare” le donne, vogliono conquistare la più bella della classe. Nel momento in cui declina una potenza virile, subentra altro. Nel mondo è così: gli uomini hanno un bisogno di sopraffazione mentre vanno avanti con la loro vita».
Ultimo aggiornamento: martedì 5 maggio 2026, 05:00
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