Premierà il vincitore degli Internazionali, a 50 anni dal suo trionfo, e in una intervista al Corriere della Sera racconta: “Io come Alcaraz, amo la libertà. Ammiro la voglia di migliorarsi di Jannik”

5 maggio – 11:18 – MILANO

Cinquant’anni fa è stato l’ultimo italiano a trionfare agli Internazionali. Ora Adriano Panatta non vede l’ora di abbassare il sipario su quella stagione straordinaria, con i successi al Roland Garros e in Coppa Davis. “Non possiamo fare finta che il 1976 non sia mai esistito?” racconta in una intervista al Corriere della Sera. Per l’occasione è stato invitato dalla Federtennis, consegnerà il trofeo al vincitore. “Mi fa piacere, ci vado volentieri. Mi piacerebbe tanto consegnare la coppa a un italiano”. Secondo Panatta, senza Alcaraz in tabellone sarà difficile scalzare Sinner. “Devono sperare che faccia indigestione di supplì e mozzarelle in carrozza. Anche a Parigi. Però, se vince Jannik, almeno la facciamo finita e non parliamo mai più del mio 1976”. E la felicità di quei momenti è sfumata presto, perché come spiega Adriano “La mia felicità è sempre durata attimi, forse minuti. Una grande esplosione, che sfuma rapidissima”. Era un’altra epoca, con Gianni Minà a fare le interviste al cambio di campo. “All’epoca c’era il riposo dopo il terzo set: Gianni si infilò nel tunnel insieme a me. Adesso se lo prendono dopo qualche game, il riposo. Ma che problemi hanno? Forse mangiano male”. 

gli aneddoti—  

Con Borg c’è sempre un legame stretto. E Panatta racconta l’aneddoto capitato una sera, a Parigi, ospiti a cena del Roland Garros. “Feci l’occhiolino a John McEnroe e partimmo all’attacco: Bjorn, è da tempo che vogliamo dirti una cosa. What, boys? Che a giocare a tennis eri una mezza pippa. È vero, ha risposto lui, but I tried very hard. Quando vuole, Bjorn smette la seriosità e diventa spiritoso”. Persi i contatti con Vilas, battuto in finale a Roma (“Mi ricordo il match point. Palla corta di Vilas, che non era certo Alcaraz: la intuisco, vado verso la rete, gioco un colpo imprendibile in lungolinea”) e con Solomon, superato al Roland Garros per il titolo. “Non mi stava simpatico perché era sempre imbronciato. Lo chiamavo il sorcio. Prima della finale lo portai davanti a uno specchio: guardati, gli dissi, ma come fai a vincere? Non fui carino, me ne pento. Forse sull’ultimo punto sbagliò lui una volée alta di rovescio…”. 

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MONTE-CARLO, MONACO - APRIL 12: Jannik Sinner of Italy is congratulated by Carlos Alcaraz of Spain after the Men's Singles Final during day eight of the Rolex Monte-Carlo Masters at Monte-Carlo Country Club on April 12, 2026 in Monte-Carlo, Monaco. (Photo by Julian Finney/Getty Images)

il duello—  

Niente dubbi su chi è il più forte tra Sinner e Alcaraz, al 100%. “Quando Alcaraz si esprime al 100%, batte Sinner perché ha qualche invenzione in più. Ma il tennis non è solo questione di picchi di performance: sul rendimento medio, Jannik è superiore. Io dico: dritto Alcaraz, rovescio Sinner, servizio oggi Sinner, volée e smorzata Alcaraz, movimenti Alcaraz. Ma a Montecarlo, sulla terra, ha vinto Sinner”. Con Alcaraz Panatta condivide la filosofia. “Carlos mi ha colpito quando ha detto che, senza Ferrero, finalmente può prendere decisioni. Evidentemente lo soffriva. Ha barattato il rischio di qualche sconfitta in più con la libertà. Io sono come lui. Però definire Sinner meccanico è ingeneroso. Io ammiro la sua voglia di migliorarsi: ogni giorno, si dedica a colmare le lacune. È raro, mi creda: di solito si allenano le cose che già si sanno fare bene. Jannik no”.