Monte Etna, imponente, antico e imprevedibile, continua a stupire anche dopo oltre mezzo milione di anni di attività. Ed ecco cosa hanno appena scoperto gli scienziati!

Con i suoi oltre 3. 400 metri di altezza, domina la Sicilia orientale ed è considerato il vulcano più attivo d’Europa, capace di eruttare più volte l’anno. Ma ciò che da sempre affascina – e confonde – gli scienziati è la sua natura anomala: l’Etna produce una lava alcalina ricca di gas in quantità che, secondo i modelli classici, non dovrebbe essere possibile.

Il mistero del magma dell’Etna

Per decenni, i geologi hanno cercato di capire da dove provenga questa continua riserva di magma, senza trovare una risposta convincente. Ora, però, una nuova ricerca potrebbe aver finalmente risolto il mistero. Secondo lo studio, l’Etna sarebbe alimentato da un meccanismo raro, finora osservato solo in piccoli vulcani sottomarini: un sistema che “spreme” magma intrappolato nel mantello terrestre, circa 80 chilometri sotto la superficie.

Perché l’Etna è un vulcano anomalo

Normalmente, i vulcani si formano in tre modi: lungo le dorsali oceaniche, nelle zone di subduzione o sopra punti caldi del mantello. L’Etna, però, non rientra perfettamente in nessuna di queste categorie. Situato in un’area dove la placca africana scivola sotto quella eurasiatica, dovrebbe comportarsi come un tipico vulcano di subduzione. E invece la composizione della sua lava ricorda quella dei vulcani da hotspot, come quelli delle Hawaii.

Analizzando campioni raccolti negli ultimi 500. 000 anni, i ricercatori hanno scoperto che la composizione della lava è rimasta sorprendentemente stabile nel tempo. Questo suggerisce che l’Etna non genera magma “nuovo”, ma utilizza una riserva già esistente nel mantello superiore, che risale lentamente attraverso fratture della crosta.

Una teoria affascinante lo avvicina ai cosiddetti petit-spot, vulcani generalmente piccoli, ma qui presenti in una versione gigantesca e unica al mondo.