Milano, 6 maggio 2026 – “Sarajevo Safari è un documentario dirompente: ha trasformato quella che sembrava una leggenda metropolitana in un fatto. La mia inchiesta è partita da lì”. Ezio Gavazzeni, autore del libro che racconta la storia de “I cecchini del weekend“ durante la guerra dei Balcani, sta accompagnando il film, che arriva per la prima la prima volta a Milano, proprio mentre la Procura indaga sul coinvolgimento di cittadini italiani e internazionali. Domani, giovedì 7 maggio, alle 19.30, sarà al Beltrade.
Riavvolgiamo il nastro.
“Degli occidentali andavano a ‘cecchinare’ a Sarajevo: l’informazione mi era arrivata negli anni Novanta, come ad altri. Era uscito solo qualche articolo di giornale, che avevo tenuto perché la notizia mi aveva colpito, ma non avevo modo di indagare. Il documentario, uscito nel 2022, ha segnato la svolta”.
Perché?
“Ha dato le fondamenta alla mia inchiesta, che va oltre. Ho appreso del film nel 2023, non era disponibile: era prodotto da Al Jazeera, che vendeva documentari alle tivù. Ho scritto al regista Miran Zupanič che mi ha risposto subito, dandomi le chiavi di accesso e l’indirizzo di Edin Subašić, tra i testimoni”.

Abitanti di Sarajevo in fuga per evitare le pallottole dei cecchini (Archivio)
La reazione appena l’ha visto?
“Sono saltato sulla sedia quando ho ascoltato Subašić che diceva che i servizi segreti italiani sapevano che c’era questo cecchinaggio da parte di turisti italiani. Testimonianza poi confermata in procura da Michael Giffoni, diplomatico italiano presente a Sarajevo. E questo spiega, secondo me, perché il film non era mai stato acquistato da nessuna televisione occidentale: se fosse uscita la notizia che sapevano ed erano stati zitti ci sarebbero state interrogazioni parlamentari, inchieste. Nel gennaio del 2025 ho presentato il primo esposto alla Procura”.
Con il documentario in mano.
“Sì, chiedendo il permesso al regista, ho fornito le chiavi al pm, Alessandro Goppis, per visionarlo perché non era ancora fruibile. Oggi Sarajevo Safari può girare liberamente”.
E arriva a Milano con le indagini della Procura in corso.
“Speriamo ci sia un effetto domino. Mi è appena arrivata un’altra segnalazione interessante che trasmetterò alla Procura e ho acquisito una testimonianza da uno studio legale di Parigi: un cliente l’ha depositata al primo arrondissement e dimostrerebbe che i servizi segreti francesi sapevano dal ‘93 del cecchinaggio e del turismo di guerra. La mia inchiesta sta cominciando a sgretolare il muro, quello che avrebbe fatto Sarajevo Safari se qualche televisione occidentale l’avesse acquistato prima”.
Si è aperto il vaso di Pandora?
“Lo si aprirà ancora di più: molte delle mie fonti ci hanno messo la faccia, non tirano il sasso e nascondono la mano. E dal 21 di aprile io e il mio team, composto dall’ex magistrato Guido Salvini, dall’avvocato Nicola Brigida e dalla criminologa Martina Radice, siamo stati incaricati di difendere la città di Sarajevo, parte civile a processo. Questo ci cala nell’inchiesta”.
Con Zupanič pensate di riprendere in mano anche il film?
“Gliel’ho chiesto nel 2023, mi aveva detto che non voleva tornare sull’argomento. Non perché avesse ricevuto minacce o perché fosse un argomento scabroso, lo considerava un lavoro chiuso. Spero che questa nuova vita che il film sta avendo, visto che nei Paesi occidentali non era mai stato distribuito, lo convinca: perché non uniamo le forze per un’altra puntata?”.
Intanto com’è l’accoglienza nelle sale italiane?
“C’è stato il sold-out, a Bologna hanno dovuto aggiungere date. È un segnale incredibile: abbiamo una tivù urlata, che ci propina di tutto di più e invece si potrebbero fare belle inchieste perché l’interesse rispetto a questi temi è enorme. Spero che Sarajevo Safari arrivi prima o poi in televisione. E che generi dibattito. Trovo in sala persone di tutte l’età, ma la gente sotto i 30 è tantissima. Mi fa un sacco di domande, vorrebbe farle al regista. Non è vero che questo mondo è distratto, probabilmente c’è una comunicazione che preferisce qualcosa di soft, perché non ha voglia di graffiare un po’ di più”.