La radio la espone meno ma la racconta di più?
«Sì, perché ad esempio con mio marito Pierluigi Ferrantini a Rock and Roll Circus su Radio 2 abbiamo sempre cercato di fare una radio di contenuto, non di flusso. Raccontare la musica, non solo passarla. È stata una scelta precisa. E poi la radio ti dà una libertà diversa, anche se con i suoi limiti. Ma io ho sempre preferito il contenuto alla forma».
Come ha preso l’inaspettata chiusura del vostro storico Rock and Roll Circus lo scorso gennaio?
«Una doccia fredda, dopo 13 anni ad una settimana dal rientro in onda e senza nessun preavviso prima della pausa natalizia, non saprei definirla diversamente».
Musica: nostalgia o curiosità verso il nuovo, anche ciò che sembra più ostico, per usare un eufemismo?
«Curiosità, assolutamente. È doveroso, soprattutto se lavori in questo mondo. Io sono onnivora: mi interessa capire cosa funziona e perché funziona. Lo faccio anche grazie ai miei figli, che ascoltano cose diversissime: al grande (per fortuna) piacciono i Fontaines D.C., il piccolo adora Shiva. L’adolescenza ha sempre bisogno di un linguaggio contro, e la musica intercetta proprio quello spirito. Non credo che ascoltare certi brani renda qualcuno una persona peggiore: ognuno prende quello che gli serve e lo rielabora».
A proposito di Pietro, 18 anni, e Andrea, 14: cosa le ha insegnato la maternità?
«Le priorità. A un certo punto ho fatto delle scelte che hanno avuto conseguenze anche sul lavoro. Ho spezzato quella catena di eventi, relazioni, occasioni e quella tassa della mondanità a cui spesso devi partecipare per restare dentro al sistema. Ma non mi interessava. O almeno, a un certo punto non mi interessava più. Oggi sono serena: faccio cose che mi piacciono e ho fatto pace con quello che sono».
Le è mai pesato non avere avuto, finora, una “prima serata” in tv?
«Sì, per un periodo sì. Ho vissuto anche momenti di invidia verso alcune colleghe, lo dico senza problemi. Poi cresci. Oggi sono grata di poter continuare a fare questo lavoro dopo tanti anni. E di farlo alle mie condizioni.Sono totalmente serena».
Crescere figli oggi significa negoziare continuamente con tecnologia, social, pressioni di ogni tipo. Qual è la regola a cui tiene di più?
«Non demonizzo la tecnologia ma ho sempre cercato di accompagnarli. Il telefono, per esempio, è arrivato in prima media: già dopo qualche anno oggi sembra molto difficile arrivare a quell’età. Ho combattuto molto su alcune abitudini, come l’uso degli schermi a tavola. Alla fine è una questione di gestione, non di divieti assoluti, e le regole, poche ma buone, cambiano naturalmente a seconda delle fasi di crescita».