di
Pierpaolo Lio

Sentite dai carabinieri a Milano: Stefania ha parlato per due ore. I legali: spirito collaborativo. Le domande sui «rapporti tra vecchi e nuovi protagonisti». L’ingresso dal retro

E chissà se davanti agli inquirenti le gemelle Cappa hanno detto «tutto, tutto, tutto, tutto». Come sostenne Paola in uno di quei vocali inviati all’(ex) amico Francesco Chiesa Soprani, che poi li diffuse in lungo e in largo. Anche se il timing della convocazione come persone informate dei fatti delle due cugine di Chiara Poggi — non indagate e mai indagate — quando ormai il traguardo della fine delle indagini è a portata di mano dopo una marcia lunga oltre un anno, fa pensare che gli investigatori non cercassero nuovi elementi, ma volessero chiarire con loro alcuni punti e alcune voci e suggestioni che da sempre le circondano.

Ad aspettarle di fronte alla caserma dei carabinieri di Milano di via Vincenzo Monti ieri c’era un plotone di cronisti, flash e telecamere. Che, pur marcando stretto ogni movimento in entrata e in uscita, non sono riusciti mai a intercettarle. Prima, in tarda mattinata, Paola, oggi food blogger. Poi, nel primo pomeriggio, Stefania, avvocata nello studio di papà Ermanno con specializzazione in diritto penale societario e in diritto sportivo. Entrambe sono però riuscite a sfuggire all’assalto usando un ingresso secondario, forse quello che passa dagli alloggi di servizio della caserma. Di loro, delle «gemelle K», si parla fin dal giorno-uno successivo a quel delitto che calamitò da subito l’attenzione mediatica. Fin da quel «pasticcio» fotografico servito a favore di telecamere e che vedeva Chiara (appiccicata in maniera posticcia) proprio fianco a fianco alle due sorelle, a formare un trio tutto in rosso, anche questo parte del fotoritocco. Da allora, nonostante il basso profilo scelto da tutta la famiglia Cappa per attraversare questi quasi 19 anni, il chiacchiericcio attorno a loro non si è mai placato. Anzi, si è spesso alimentato di voci e sospetti (infondati) che le volevano quasi per forza coinvolte in qualche modo, in qualsiasi modo, nel delitto del 13 agosto 2007.



















































Ieri, una volta all’interno della caserma, ascoltate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano su delega della procura di Pavia che ha riaperto le indagini sul caso, «le nostre assistite — fanno sapere in serata gli avvocati Antonio Marino, Gabriele Casartelli e Valeria Mettica — hanno rinnovato lo spirito collaborativo manifestato sin dall’inizio delle indagini nel rispetto dell’autorità inquirente». Due audizioni che i legali delle sorelle riferiscono essere state «entrambe di breve durata». Poco più di una quarantina di minuti per Paola. Più lunga quella di Stefania: quasi due ore, vista anche la frequentazione che nell’ultimo periodo aveva avuto con la cugina.

Le domande si sarebbero focalizzate sulla ricostruzione «dei singoli rapporti umani tra i vecchi e i nuovi protagonisti», spiega l’avvocato Marino. E, in particolare, quelli tra Chiara e l’indagato Andrea Sempio. Non è escluso che si sia parlato anche delle ipotesi avanzate dopo il delitto da Paola Cappa, ossia la possibile aggressione di uno spasimante rifiutato. Non sarebbe stato affrontato invece il capitolo Tromello, quel «tormentone» che aveva portato a far dragare un anno fa la roggia, generato dalle parole di un «supertestimone» che avrebbe raccolto i ricordi di un’anziana a proposito di una ragazza vista arrivare in bici, il giorno dell’omicidio, con «qualcosa di pesante» poi gettato nel torrente.


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5 maggio 2026