Da marzo a giugno fatiche da maratoneta: Jannik è nel mezzo di una cavalcata che lo sta avvicinando all’immortalità, in 93 giorni potrebbe giocare 36 volte 


Riccardo Crivelli

Giornalista

6 maggio 2026 (modifica alle 07:34) – MILANO

Da una parte all’altra del mondo, sempre di corsa su un campo da tennis con una racchetta in mano. Per questo, le parole pronunciate dopo il trionfo di Madrid non sono piovute dal cielo come una sorpresa, ma hanno fotografato lo stato dell’arte: “Sono un po’ stanco, ma è nelle regole del gioco”. Solo che a differenza di Forrest Gump, che a un certo punto decise di fermarsi di botto, Sinner come un novello Ercole continuerà le sue fatiche inseguendo altre gesta leggendarie: Roma è l’unico Masters 1000 che gli resta da vincere (eguaglierebbe così Djokovic, l’unico ad aver completato l’en plein, e riporterebbe il trofeo in Italia 50 anni dopo Panatta), mentre la conquista del Roland Garros gli varrebbe lo Slam personale, cioè il completamento di tutti i Major, come è già riuscito quest’anno all’amico-rivale Alcaraz in Australia. 

Maratoneta—  

Jannik è nel mezzo di una cavalcata che lo sta avvicinando all’immortalità: nessuno aveva vinto cinque Masters 1000 di fila e neppure i primi quattro Masters 1000 della stessa stagione, ma aggiungere a queste perle l’apoteosi del successo agli Internazionali e a Parigi cambierebbe la storia sua e dello sport, non solo azzurro. Per riuscirci, dovrà continuare a indossare la tuta di Superman o sublimare una volta di più le sue doti di maratoneta. Il viaggio che lo ha portato a vincere di seguito Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid è iniziato il 7 marzo con il debutto in California contro Kopriva e al momento si compone di 23 tappe, cioè di altrettante partite vinte in 55 giorni fino alla finale in Spagna di domenica scorsa. Qualora dovesse imporsi al Foro e poi al Roland Garros, il cui ultimo atto è in calendario il 7 giugno, la Volpe Rossa aggiungerebbe altri 13 match al percorso, per un totale di 36 in 93 giorni, una media di un match ogni 62 ore. Una performance atletica e mentale straordinaria, sovrumana per un atleta che fino a un paio d’anni fa aveva nella resistenza e nel recupero fisico tra una partita e l’altra, in particolare quelle tre set su cinque, le debolezze più evidenti in un meccanismo per il resto costruito per dominare. È vero che a Sinner resta da colmare l’ultimo gap, cioè vincere una partita oltre le quattro ore (il suo record è 0-8); tuttavia se la sera del 7 giugno l’Italia si trovasse a celebrare l’annessione di Parigi dopo quella eventuale di Roma, significherebbe che anche quell’ultimo passo sarebbe stato compiuto. A ogni modo, dall’avvento di Vagnozzi e Cahill nel 2022, i progressi nella crescita fisica sono stati impressionanti, senza per questo alterare il perfetto equilibrio complessivo della macchina-Sinner: “Fisicamente sto bene — ha ammesso dopo Madrid — e non c’era motivo per non giocare a Roma. È un tour de force molto lungo, a partire da Indian Wells. Ovviamente sono molto felice, ma ora è anche bello recuperare. Soprattutto mentalmente ho dato molto”. 

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Fasi determinanti—  

Al Foro, per i primi allenamenti intensi lo vedremo probabilmente domani (il debutto è previsto per sabato), mentre questi giorni sono serviti per un semplice richiamo e per il recupero attraverso il sonno, aspetto che il numero uno cura con maniacale attenzione. Molti sostenevano fosse rischioso giocare Montecarlo una settimana dopo le fatiche americane, e poi ancora scendere in campo a Madrid, ma Sinner ha risposto con i risultati e una condizione scintillante, nonché con una straordinaria capacità di gestione delle energie. Due i momenti chiave della sua imperiosa maturazione: la sosta forzata di tre mesi tra febbraio e maggio 2025 per la squalifica e la settimana di allenamenti a Indian Wells a marzo di quest’anno prima del torneo. Nel primo caso, il lavoro si concentrò molto anche sulla reattività neuromuscolare, oltre che sulle piccole modifiche ai dettagli tecnici per assestarsi meglio sulla terra, la superficie più stancante (non a caso, negli ultimi quattro tornei sul rosso tra il 2025 e il 2026 ha sempre raggiunto la finale). Nel secondo, Jannik e il team si sono focalizzati soprattutto sulla resistenza e sull’adattamento al gran caldo, uno dei fattori ambientali che il più forte giocatore del mondo tollera di meno. Poi, come dice Vagnozzi, è pure tornato a vincere: cioè la cura di gran lunga più balsamica.