di
Paolo Tomaselli

Per i catalani la richiesta da 60 milioni è eccessiva e si studiano le contropartite, ma tra i nerazzurri e il giocatore il rapporto è ancora forte

È una partita da tripla, dall’esito incerto, ma si può dire che la squadra di casa è leggermente favorita. Anche se l’asciugamano bianco sventolato da Alessandro Bastoni sotto la Curva Nord che invocava il suo nome la notte del ventunesimo scudetto, a qualcuno è sembrato un fazzoletto bianco extralarge, per un addio in grande stile, destinazione Camp Nou di Barcellona. Le parole che il difensore nerazzurro ha affidato poche ore dopo ai suoi social hanno contribuito ad alimentare i dubbi sul suo futuro all’Inter: «Non è uno scudetto come gli altri — ha scritto — non sono mai stato solo, ho sentito il sostegno in ogni cosa».

Che un interesse del Barça ci sia stato e ci sia ancora è assodato, tanto che ieri girava una foto grottesca, scattata all’aeroporto El Prat non solo con un improbabile sosia del giocatore, ma anche di Deco, oggi direttore del Barcellona: non sono pochi quelli che ci sono cascati. Che poi il caso Kalulu e l’espulsione di Zenica in Bosnia-Italia e l’esclusione anche dal prossimo Mondiale abbiano aumentato la voglia di Bastoni di cambiare aria e di accettare la corte di un club come quello blaugrana, è nell’ordine delle cose. Ma il rapporto tra Bastoni e l’Inter non è stato intaccato, anzi la protezione ricevuta da Chivu lo ha anche rinvigorito. E le ultime due settimane fuori dal campo lo hanno aiutato a riprendersi definitivamente dall’infortunio alla caviglia che lo tormentava dal derby dell’8 marzo.



















































In ballo, prima che si inserisse il Barcellona con un’offerta superiore a quella di un possibile rinnovo nerazzurro, c’era il prolungamento del contratto che scade nel 2028. Ma, a parte le tempeste temporanee, Bastoni a Milano sta bene. E adesso in Catalogna i giornali di area blaugrana sostengono che la capolista della Liga sarebbe delusa dal fatto che il giocatore non ha esercitato pressione sull’Inter per la cessione, in modo da abbassare il prezzo, che non è inferiore ai 60 milioni. «Bastoni è un capitale dell’Italia — ha detto alla Domenica Sportiva Piero Ausilio, ds dell’Inter —: non abbiamo ricevuto chiamate per lui e vogliamo tenercelo stretto».

L’Inter non scenderà sotto quella cifra, perché Bastoni ha appena compiuto 27 anni ed è un pilastro di un reparto che perderà giocatori come Acerbi e forse De Vrij. D’altra parte il Barcellona ritiene la cifra eccessiva per un difensore che va in scadenza fra due anni: se Bastoni è davvero la prima scelta per il tecnico Flick allora la strategia può prevedere l’inserimento di una o anche di due contropartite tecniche. E in quel caso, se cioé arriverà mai una proposta concreta, l’Inter valuterà ogni ipotesi. Perché vendere Bastoni significa doverlo rimpiazzare e il solo Muharemovic del Sassuolo, che pure è un centrale di piede sinistro, non basta di certo.

Nel frattempo il Barcellona si guarda intorno: sono spuntati i nomi di Romero del Tottenham, vecchia conoscenza della serie A e Lucumì del Bologna, due profili meno tecnici e più duri in marcatura. E per spiegare che l’italiano «non è quello che serve al Barça» è stato interpellato Ronald Koeman, il popolare Rambo eroe della prima Coppa dei Campioni vinta a spese della Samp nel 1992 e poi a più riprese sulla panchina catalana: «Il calcio non è fatto di sola eleganza — ha detto l’ex centrale olandese — e la squadra non ha bisogno di Bastoni: negli spazi larghi non si troverebbe a suo agio, anche perché non è un vero leader e sotto pressione va in difficoltà: nella difesa a 3 dell’Inter riesce a mascherare le sue lacune e a esaltare le sue qualità, ma in quella a 4 del Barcellona, con la linea così alta, è tutto diverso». Chi disprezza compra, ma i soldi non li deve mettere Rambo.

6 maggio 2026