Un decreto ministeriale firmato giovedì scorso. Eppure, sul sito del Ministero, nessuna traccia. Nessun comunicato stampa. Un silenzio insolito, soprattutto per un Ministro solitamente molto attento a comunicare ogni aspetto della propria attività.
Eppure il decreto esiste. E, guarda caso, sembrerebbe recepire alcune delle richieste avanzate dalla FLC. Tutto ciò lo sappiamo perché il dirigente ministeriale responsabile del settore ha anticipato alcuni contenuti in sede di conciliazione il 27 aprile scorso.
A questo punto la domanda è inevitabile: perché tutto questo “riserbo”? Perché non pubblicarlo subito?
L’ipotesi è fin troppo evidente: renderlo noto alla vigilia dello sciopero del 7 maggio – magari proprio in occasione dell’incontro con le sigle sindacali che hanno già chiuso la procedura di raffreddamento – rischia di apparire più come un’operazione politica che come un atto amministrativo.
A conferma di un certo nervosismo, si registrano anche dichiarazioni stampa di alti dirigenti del MIM che intervengono direttamente per contrastare politicamente i comunicati di nostre strutture territoriali utilizzando toni inaccettabili nei confronti della FLC CGIL, organizzazione maggiormente rappresentativa nella scuola.
Diciamolo con chiarezza: usare un provvedimento governativo all’ultimo momento per tentare vanamente di ridurre le adesioni allo sciopero sarebbe un’operazione strumentale.
Le ragioni dello sciopero del 7 maggio restano tutte. Un decreto non pubblicato, annunciato strategicamente alla vigilia, non è una risposta: è uno stratagemma. Le lavoratrici e i lavoratori dell’istruzione, dell’università e della ricerca sanno distinguere tra fatti concreti e manovre comunicative.
Domani, giovedì 7 maggio, si sciopera