di
Maddalena Berbenni
Il giallo di Strozza: l’ex della 29enne uccisa si trova in via delle Valli, oggi 6 maggio. Le foto scattate al loculo, le tracce di mastice, le date: i dettagli per risolvere il mistero
Francesco Dolci è ancora al comando provinciale dei carabinieri, nel pomeriggio inoltrato di oggi 6 maggio. È con i carabinieri del Nucleo investigativo e il pm Giancarlo Mancusi, che coordina le indagini sulla profanazione della salma di Pamela Genini, nel cimitero di Strozza. Dolci è stato raggiunto dalla sua avvocata Eleonora Prandi. E questi due elementi (pm e avvocato) fanno ragionevolmente ritenere che, a questo punto, sia indagato. Ormai sono passate più di quattro ore da quando il 41enne, impresario edile di Sant’Omobono Terme, era arrivato, in tarda mattinata, con tappa alla stazione di servizio accanto al comando di via delle Valli per comprarsi le sigarette. Lui e Pamela si conoscevano dal 2019: erano amici, a suo dire dopo una relazione sentimentale.
Prima di arrivare al comando provinciale, Dolci si era presentato alla caserma di Almenno San Salvatore, per depositare una delle sue numerose denunce o altro materiale, a suo dire, utile per le indagini. Da lì, i carabinieri lo hanno indirizzato ai colleghi in città. Dove è stato o si è trattenuto. Non è chiaro se stia raccontando, di nuovo, ma stavolta anche al pm, le sue teorie sui brutti giri in cui Pamela era finita e ai quali sarebbe legata la profanazione, non è nemmeno chiaro perché. Oppure se, a questo punto, gli inquirenti abbiano deciso di mettere a confronto le sue dichiarazioni continue ai giornalisti con alcuni elementi di indagine.
Giorno dopo giorno è emersa l’importanza delle stesse fotografie che il 41enne aveva scattato al loculo di Pamela, a suo dire per documentare le manomissioni alle viti e la trascuratezza della lapide (provvisoria). Il primo degli otto scatti è del 7 novembre, l’ultimo del 23 marzo, proprio il giorno della scoperta della profanazione, quando la famiglia di Pamela era al cimitero per il trasferimento del feretro al loculo provvisorio alla tomba fatta costruire nel frattempo dai familiari. Dolci, al Corriere della Sera, aveva spiegato di esserci andato dopo le 17.40, una volta uscito dai carabinieri di Villa d’Almè, senza sapere della macabra scoperta (la notizia trapelò tre giorni dopo).
Ma al di là delle viti girate in modi diversi di cui parla lui, a colpire è invece la traccia nell’angolo in basso a destra del loculo. Potrebbe essere proprio il mastice utilizzato dal profanatore per risigillare la parete di pietra dietro alla lastra provvisoria di plastica. Chiunque sia stato, ha svitato la lastra di plastica, tolto la schiuma espansa che sigillava la lastra di cemento, estratto la bara, aperto il coperchio e tagliato la parte di zinco in corrispondenza della testa. Dopo averla asportata, con un taglio dritto alla base del collo, ha richiuso la bara con il silicone e il cemento, appunto, con del mastice.
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6 maggio 2026 ( modifica il 6 maggio 2026 | 17:11)
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