La Lube ci prova, ma i ragazzi di Lorenzetti li travolgono 3-1. Terzo titolo per gli umbri, dopo quello del 2018 e quello del 2024. Gli ospiti, come in gara-2, conquistano il primo set, poi perdono i tre seguenti
Giornalista
6 maggio 2026 (modifica alle 23:39) – MILANO
PERUGIA-CIVITANOVA 3-1 (25-27, 26-24, 25-22, 25-20) serie 3-0 (3-0, 3-1, 3-1)
Il Mondo se l’è conquistato a dicembre, l’Europa un anno fa, con la riconferma da tentare tra una decina di giorni. Per adesso si è ripresa l’Italia. Perugia ha unificato tutte le corone: anche lo scudetto tricolore è suo. E ora è campione d’Italia, Campione di tutto. Anche in gara-3, stasera, in casa, ha battuto la Lube Civitanova, per 3-1, come da pronostico, ma soffrendo e trepidando molto di più. Non perché qualcuno si aspettava che potesse essere facile, ma perché è stata molto più che dura. E’ stata un’impresa. Basterà dire che Civitanova ha vinto il primo set e nel secondo è stata avanti 20-14 e poi ancora 24-21. Sì, esatto, con tre set-ball per andare 2-0, due dei quali da giocare sulla battuta degli avversari, quindi con niente più di due cambi palla da chiudere. E che non ha mai chiuso. Semplicemente perché Perugia oltre a una gran classe, oltre ad un potenziale d’attacco strepitoso, oltre al palleggiatore senza il minimo dubbio migliore al mondo, ha un carattere, una fiducia, una forza morale straordinari. Da vera squadra campione. Così come dimostrato vincendo la stagione regolare.
il tecnico—
Così come l’ha plasmata il suo allenatore: Angelo Lorenzetti. Che con questa l’ha condotta a 9 finali e tutte e 9 le ha vinte. È il suo sesto scudetto: il record di Anderlini, di otto, comincia ad essere visibile. Come detto il primo set aveva fatto balenare qualche pensiero strano. Spaventoso per gli umbri in tribuna, di speranza per lo spicchio ospite. Non tanto e non solo perché la Lube quel parziale di apertura lo ha vinto, ma più di tutto per come lo ha fatto. Perché Perugia aveva cominciato murando meglio e con Ben Tara volante. Campioni del Mondo avanti 16-12, poi 17-13 apparentemente in controllo. Quando si è rivisto lo sguardo affilato in stile Manila di Bottolo: ace del 14-17, ace del15-17. Due botte che hanno ridato a suoi l’idea di potercela fare. Un muro di Podrascanin a sangue nel duello privato con Russo (19-18), un altro ace, di Boninfante. E poi ancora Bottolo, sempre lui dai nove metri: terza battuta punto del parziale per il primo vantaggio esattamente nel momento del set-point. Due sciupati, ma al terzo un primo tempo smanacciato ha reso facilissima la difesa di Balaso. Boninfante è andato sul sicuro, su Nikolov. E non ha sbagliato: 25-27.
Il secondo parziale—
Secondo set con Loser entrato all’inizio del parziale per un infortunio ad una caviglia di Solè. Entrato ma non esattamente in partita. Ha commesso una sanguinosa invasione che ha dato il 18-22 alla Lube. Una Lube ancora più forte in battuta, nella fattispecie del secondo set con Loeppky, autore di un prodigioso turno dal 14-17 al 14-20. Cioè Civitanova è stata avanti anche di 6 punti, col set e dunque l’intera partita in pugno. E lì dovete andarvi a rivedere la battuta micidiale, ancora di Loeppky: Plotnyskyi l’ha ricevuta in modo perfetto. E poi ha ancora attaccato: 15-20. Sembrava nulla. Eppure se c’è stata una palla che ha deciso la partita è stata quella. Perché Perugia ha recuperato qualcosina, ma ugualmente una battuta sbagliata di Loser ha spedito la Lube a tre set ball: 21-24. Sul primo Bottolo avrebbe voluto risolvere e invece ha tirato fuori il servizio. Sul secondo Nikolov avrebbe voluto piantarla giù in modo scenografico, e invece Giannelli gliel’ha rispedita addosso con un murone. Sul terzo ancora il muro ha toccato, Plotnitskyi ha difeso, Giannelli ha pennellato un arco perfetto da una decina di metri buoni, e Semeniuk l’ha messa in terra: 24-24. Bisogna fare anche l’elogio di Ben Tara che per tutte quelle azioni in battuta ha tirato senza sbagliare. E sul 24 pari, nel momento più importante della serata, ha schiantato un ace. Quindi un’altra rigiocata, punto di Semeniuk e Lube basita: 1-1
giannelli—
Ben Tara dava la sensazione di essere in gran seratona, come peraltro praticamente sempre quando conta, ma non ha avuto troppi palloni da attaccare E allora l’opposto polacco-tunisino deve aver capito che la differenza la poteva fare in battuta, ancora, come già nel memorabile finale di secondo set. Sul 12-12 ha sparato altri due ace. Un altro ne ha trovato Semeniuk per il 18-14. Civitanova stavolta non ce l’ha fatta a scaravoltare l’inerzia, semplicemente perché ha sbagliato battute a ripetizione. E in più nel finale ha dovuto sostituire Boninfante, sofferente coi crampi, con Orduna. Finale di servizi lunghi, fuori misura, da una parte e dall’altra, fino a quando non è toccato a Ben Tara, che il suo l’ha messo dentro, Colaci ha poi difeso e Semeniuk ha convertito in parallela un’alzata che per qualsiasi altro schiacciatore al mondo sarebbe stata attaccabile solo in diagonale. Per il 24-21. Quindi il cambio palla del medesimo Ben Tara ha fatto 25-22.
male al servizio—
Civitanova, con Orduna in regia, ha continuato a sbagliare al servizio. E Perugia ha capito che era ora di avviare la marcia trionfale. Giannelli ha ricominciato a servire primi tempi, si è esibito un una difesa straordinaria, per un attacco magistrale di Plotnytskyi per il 16-10. Russo ha restituito il murone ad opzione a Podrascanin. Ed è cominciata la festa. La celebrazione del terzo scudetto della storia di Perugia. Della bravura, ammirevole, di Simone Giannelli. Della botte mancine, ma anche delle difese, delle ricezioni (quella cruciale di cui s’è detto, quella per il 15-20 nel secondo set: andate a rivedervela) di Oleh Plotnitskyi. Della lucidità e della classe di Kamil Semeniuk. Di Wassim Ben Tara che quando conta (si ripensi alla finale di Champions 2025) salta molto di più del normale. Delle difese e della quadrata organizzazione di Massimo Colaci. Dei primi tempi e dei muri di Roberto Russo e della fascia centrale della nazionale Argentina, Agustin Loser e Sabastian Solé. Senza dimenticare Yuki Ishikawa, secondo giapponese a diventare campione d’Italia dopo Yoichi Kato, tricolore 23 anni fa con Trevis (praticamente senza mai giocare). Tre se ne andranno, Russo (a Modena), Ben Tara (in Giappone) e lo stesso Ishikawa, Colaci smetterà. Ma prima c’è ancora l’Europa da riprendersi, tra dieci giorni, a Torino.
© RIPRODUZIONE RISERVATA