di
Marco Bonarrigo

Il danese parte da strafavorito con una squadra micidiale per trionfare, così da non restare a secco di grandi giri nel caso in cui l’arcirivale Pogacar gli strappi per la quinta volta il Tour

Avvolti i suoi 60 chili scarsi nel giubbottone della Visma per proteggersi dal vento gelido che tira sul lungomare (nero) di Burgas, Bulgaria, Jonas Vingegaard si diverte come sempre a frustrare i cronisti che cercano di strappare al fenomeno danese una, almeno una frase ad effetto alla vigilia del suo primo Giro d’Italia. Come sta, Jonas? Abbastanza bene, grazie. È al top della forma? Lo vedremo. Si considera il grande favorito? Siamo in tanti ad essere favoriti. Chi sono gli altri? Troppi per fare i nomi. Quali le tappe decisive? Ogni giorno può essere decisivo. Perché ha deciso di correre il Giro? Perché tutti sappiamo che è una grande corsa. Se dovesse vincere, lei arriverebbe prima di Pogacar a realizzare la tripletta con Tour e Vuelta: l’impresa, a suo modo storica, la stimola? Ci devo pensare.

Lasciamolo pensare. Inutile stupirsi: il Re Pescatore — soprannome affibbiatogli per via dei lunghi mesi estivi trascorsi in gioventù a sfilettare merluzzi al mercato di Hanstholm, Jutland Settentionale — è uomo di poche e scontate parole. Arriva al Giro, che scatta domattina da Nessebar, da strafavorito e con una squadra micidiale per trionfare ma anche per non rimanere a secco di grandi giri nel caso (probabile) in cui l’arcirivale Tadej Pogacar gli strappi per la quinta volta il Tour e poi si butti, divorandola, sulla Vuelta.



















































Il piano del danese è semplice: massima allerta nelle prime sei tappe (tre qui in Bulgaria, tre da Catanzaro a Napoli, nulla di trascendentale come difficoltà), primo assalto alla maglia rosa sul Blockhaus venerdì prossimo e poi due colpi ravvicinati sul Corno alle Scale e nella cronometro, disciplina di cui è maestro a dispetto del fisico da fachiro, da Viareggio a Massa. Obiettivo, un po’ come Pogi nel 2024: massimo risultato con il minimo sforzo per arrivare in Francia non troppo stanco.

Pochi minuti prima di Vingo si presenta alla platea Giulio Pellizzari, sorriso e brufoletti da adolescente, simpatia contagiosa. Non che Giulio dica cose trascendentali, ci mancherebbe, però il suo slancio («Il Giro lo voglio vincere, non so se già quest’anno ma perché no?») suona finalmente come qualcosa di spontaneo. Il momento, anche quello storico, è giusto. In Francia il diciannovenne Paul Seixas (Pellizzari ha 22 anni) ha strabiliato Pogacar e ha fatto impazzire i nostri cugini: debutterà al Tour e noi abbiamo assolutamente bisogno di qualcuno di giovane che torni a farci sognare dopo quasi dieci anni, mentre nei grandi giri contiamo poco o nulla.

Giulio spiega di «essere migliorato tanto pur avendo ancora enormi margini nel gestirmi», aggiunge che il «ruolo di capitano alla pari con Hindley (ex vincitore) in squadra può solo stimolare entrambi perché io e Jay siamo amici» e dà appuntamento non solo sul Blockhaus ma anche il giorno dopo sui «muri» di Fermo, a due passi da casa. Se si può parlare di attimo preciso in cui si è realizzato che Giulio è da podio, bisogna tornare all’ultima tappa del Tour of The Alps, quasi un mese fa, quando invece di gestire da ragioniere i pochi secondi di vantaggio in classifica sugli inseguitori (Bernal e Arensman, mica due scappati di casa), Giulio li ha messi al tappeto con una fuga regale. Il Tour of The Alps non è il Giro ma certe fiammate di classe e carattere si vedono solo se c’è materia speciale.

La Bulgaria aspetta che il Giro la sorprenda. In una terra dove gli eroi dello sport sono da sempre lottatori e sollevatori di pesi (130 medaglie olimpiche sulle 230 vinte), con un pizzico di atletica, boxe e ginnastica, il mito a due ruote resta Georgi Abadzhiev che nel 1924 raggiunse Parigi con mezzi di fortuna per partecipare alle Olimpiadi. Arrivò ultimo, staccato di due ore, ma nella sua Razgrad c’è una piazza che lo ricorda. E chissà che il Giro non faccia rinascere la passione nella nazione con meno corse e meno ciclisti d’Europa.

7 maggio 2026 ( modifica il 7 maggio 2026 | 07:22)