di
Alessandra Muglia

L’uomo che ha sconfitto Orbán dopo la tappa al Riviera Film Festival di Sestri oggi verrà ricevuto a Roma da Meloni

«Che leader sarò? Spero di essere all’altezza delle grandi aspettative della gente ma non sarò perfetto, questo è certo». Nella sua prima intervista internazionale dopo la vittoria, concessa separatamente a due quotidiani tra cui il Corriere, Péter Magyar è apparso teso, come se avesse già la testa altrove. 

D’altronde la sua trasferta in Liguria doveva essere una delle ultime da «uomo libero» prima dell’insediamento, sabato prossimo. Così almeno l’aveva definita il giorno prima, la sera del debutto all’estero di Spring wind, il documentario che ha aperto il Riviera International Film Festival di Sestri. 



















































Invece ieri mattina mentre si accingeva a incontrare i giornalisti accanto al regista Yvan Topolánszky e alla produttrice Claudia Sümeghy, una telefonata deve averlo convinto a cambiare programma al volo e a rindossare l’abito istituzionale: rotta verso Roma per incontrare Giorgia Meloni, che lo riceverà stamattina alle 10. 

Quello con la premier italiana sarà così il primo incontro a livello di primi ministri per il successore di Viktor Orbán. Una visita che Magyar prevedeva di fare più avanti, dopo le tappe a Vienna e Varsavia, tese a rinsaldare l’asse di Visegrád. Il futuro per lui si definisce per contrasto a un passato da archiviare. È in corso il «risveglio» di un popolo, come recita il sottotitolo del film, The awakening, finanziato in modo indipendente e girato in gran segreto e con i telefoni lasciati fuori «per evitare di essere rintracciati dai servizi segreti», racconta il regista. Considera Magyar: «Prima qui nessuno amava parlare di politica, prevalevano rassegnazione e apatia, ora la politica è diventata “sexy”».

 Il regime autocratico appena sconfitto bandiva il confronto, si basava sulla paura. L’ennesima prova: «Meno della metà dei cinema ha accettato di proiettare il film, che ha comunque raggiunto 140 mila spettatori al botteghino, cifra record in Ungheria», oltre ai 3,3 milioni di spettatori online. Un momento saliente del documentario è la stretta di mano che Magyar ha strappato a un riluttante Orbán durante una sessione del Parlamento Ue mentre gli sussurrava guardandolo negli occhi «sappiamo entrambi che è finita». 

Era ottobre del 2024, pochi mesi dopo la sorprendente performance alle Europee del suo partito, Tisza. «Da allora più nessun contatto, fino alla telefonata di congratulazioni la sera delle elezioni. L’ultimo dibattito in diretta di Orbán con il suo sfidante prima del voto risale al 2006!» ricorda. Per contro Magyar dice di voler continuare a fare del dibattito e del coinvolgimento popolare il perno della sua azione politica. E alla domanda delle domande, ovvero come sia stato possibile questo trionfo nonostante le tante «trappole» tese da un sistema che lui definisce «mafioso», risponde rievocando i suoi due anni in giro per il Paese a incontrare persone fin nei villaggi più remoti, un tour de force che ha toccato 700 località

«Non abbiate paura», la celebre frase di Giovanni Paolo II, è stato lo slogan della sua campagna. «Facile da pronunciare ma non sarebbe bastato per spuntarla» assicura ora. «Nelle aree rurali la gente che si esponeva perdeva il lavoro, subiva minacce, estese anche ai familiari: è stato cruciale raggiungerli, parlare con loro, guardarli negli occhi, stringere le loro mani, per non farli sentire soli — insiste —. Giorno per giorno ho visto il loro coraggio crescere»

Dice di sentirsi un sopravvissuto, Magyar. A proteggerlo, la sua posizione di ex insider del sistema Orbán, utile soprattutto per neutralizzare la macchina della propaganda. «Conosco i loro trucchi, so come ragionano. È una macchina che si regge sull’aiuto dei servizi segreti. La mia passata vicinanza all’entourage governativo mi ha aiutato molto anche a non commettere gli stessi errori dei vecchi partiti di opposizione». Non è stato facile, va ripetendo,«ma la storia è solo all’inizio, il mandato è ora il più forte in Europa, ma anche le responsabilità sono le più elevate, dobbiamo ricostruire e riunificare il Paese, rilanciare l’economia, riportare i fondi Ue e adottare le misure anticorruzione. Siamo pronti e siamo felici di poter iniziare a lavorare».

6 maggio 2026 ( modifica il 7 maggio 2026 | 09:06)