Le novità in materia di salario giusto entrano in busta paga: in via immediata, per i cedolini emessi dal 1° maggio 2026, i datori di lavoro saranno obbligati a indicare il codice del CCNL applicato
L’introduzione delle norme sul salario giusto avrà un impatto immediato per le aziende. Per tutte le buste paga emesse dal 1° maggio 2026 diventa obbligatorio indicarvi il codice del CCNL applicato.
Lo prevede l’articolo 11 del decreto legge n. 62/2026, che disciplina i nuovi obblighi di informazione previsti in fase di assunzione così come nel corso del rapporto di lavoro.
La novità interesserà la generalità dei datori di lavoro privati tenuti all’elaborazione dei prossimi cedolini paga.
L’obiettivo è favorire i controlli sull’applicazione del trattamento economico complessivo previsto dai CCNL più rappresentativi e la trasparenza nei confronti dei dipendenti.
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Il salario giusto entra in busta paga: codice del CCNL sui cedolini dei dipendenti
Se non è ancora chiaro quale sarà l’impatto effettivo dell’introduzione del salario giusto, ai datori di lavoro sarà richiesto fare i conti sin da subito con alcune delle novità introdotte dal decreto legge n. 62/2026.
Tra queste, l’articolo 11 introduce nuovi obblighi in materia informativa nei confronti dei propri dipendenti, in vigore nell’immediato. Per ogni busta paga emessa dal 1° maggio 2026, alle informazioni previste dall’articolo 1 della legge n. 4/1953 si aggiungono i dati relativi al contratto applicato.
Nel dettaglio, le aziende dovranno rendere palese il CCNL applicato, mediante l’indicazione del codice alfanumerico attribuito dal CNEL, lo stesso che dal 2020 è necessario inserire nelle Comunicazioni Obbligatorie e nei flussi Uniemens.
Dall’indicazione testuale del contratto applicato in forma libera o in base alle codifiche adottate dai software di gestione delle paghe, si passa a un linguaggio univoco e codificato, l’unico che dal 1° maggio in poi dovranno parlare tutte le aziende.
L’emissione delle prossime buste paga sarà quindi il primo banco di prova. Si evidenzia che i codici dei contratti collettivi possono essere individuati accedendo alla banca dati predisposta dal CNEL, navigabile in base al settore di proprio interesse.
Busta paga, CO e Uniemens: i codici CCNL come base per i controlli sul salario giusto
L’obiettivo delle novità è rendere palese a tutti i dipendenti la tipologia di contratto applicato, ai fini di individuare se il trattamento applicato corrisponde al “salario giusto” fissato dai CCNL più rappresentativi.
Un lavoro di “trasparenza” a beneficio dei lavoratori che si inserisce però nel caos generato dall’approvazione del decreto n. 62/2026, dovuto all’assenza di una norma in materia di rappresentatività sindacale.
In attesa dei necessari chiarimenti, quel che è evidente è che l’integrazione delle buste paga sarà funzionale ai controlli sul rispetto delle nuove norme.
Lo stesso articolo 11 prevede infatti che il codice alfanumerico unico relativo al CCNL applicato sarà utilizzato dal Ministero del Lavoro, dall’INPS, dal CNEL e dagli altri Enti competenti a fini di monitoraggio ma anche per individuare scostamenti tra trattamenti economici applicati.
Dal monitoraggio deriverà la programmazione delle attività di vigilanza, ma anche la verifica dei presupposti per l’accesso a bonus contributivi o economici.
I criteri per la raccolta, l’elaborazione e la trasmissione dei dati e per la condivisione degli stessi, tenuto conto anche delle norme in materia di privacy, saranno definiti con uno o più decreti attuativi del Ministero del Lavoro.
Un passaggio normativo aggiuntivo che però non impatterà sulla decorrenza delle nuove regole di trasparenza, applicabili nell’immediato.
Codice CCNL anche nelle lettere di assunzione
Il codice del contratto applicato accompagnerà aziende e dipendenti in tutto il ciclo di vita del rapporto di lavoro.
Lo stesso articolo 11 prevede infatti che il dato estrapolato dall’archivio del CNEL venga indicato anche nella lettera di assunzione.
Nel documento predisposto dal datore di lavoro per fornire i dettagli sullo svolgimento della prestazione lavorativa, secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 152/1997, la sezione relativa al contratto applicato diventa una “carta di identità tecnica” del contratto di riferimento.
Non sarà più possibile inserire un testo generico, ma diventerà fondamentale inserire una clausola ad hoc contenente il nome del contratto, i dettagli sulle parti che l’hanno sottoscritto e in aggiunta il codice specifico assegnato al CCNL.
Preciso nella forma, non nella sostanza: il paradosso del salario giusto
Le novità contenute nell’articolo 11 impongono quindi una maggiore attenzione da parte di datori di lavoro e consulenti, ma il decreto in materia di lavoro e salario giusto approvato in occasione della festività del 1° maggio ci consegna un paradosso tipico della tecnica legislativa italiana.
La precisione della forma corre più veloce della certezza della sostanza.
Da un lato, il datore di lavoro è chiamato a una trasparenza quasi chirurgica, obbligato a “firmare” ogni cedolino con un codice univoco che diventerà un tracciante indelebile per gli algoritmi dell’INPS e dell’Ispettorato. Dall’altro, però, questa nitidezza formale si scontra con il cono d’ombra che avvolge ancora il perimetro del “salario giusto”.
Restano infatti le perplessità sulla traduzione pratica del concetto di CCNL più rappresentativo.
Le aziende si trovano così a dover parlare un linguaggio tecnico impeccabile per descrivere un sistema che, in assenza di una legge sulla rappresentatività, rimane ancora profondamente ambiguo.
Il rischio è che il codice in busta paga diventi, per il momento, una “targa perfetta” apposta su un veicolo di cui non conosciamo ancora con certezza i limiti di velocità.
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