di
Leonard Berberi

L’analisi dei dati di una delle scatole nere mostra che il pilota ha spento i motori e uno degli altri due colleghi (o entrambi) hanno tentato di riportare sotto controllo l’aereo manovrando la cloche. Ma era ormai impossibile

Per diciotto secondi qualcuno all’interno della cabina del Boeing 737 ha cercato di far riprendere quota all’aereo. Per diciotto secondi qualcun altro, seduto di fianco, ha fatto l’esatto opposto, con l’obiettivo di far schiantare il velivolo alla massima velocità possibile. Quando ha toccato il suolo, dopo essere precipitato nel marzo 2022 con 132 persone a bordo, l’aereo di China Eastern si è sbriciolato in decine di migliaia di pezzi. 

I tre in cabina

Non è al momento chiaro se a tentare il gesto disperato sia stato il comandante o il primo ufficiale. O se si sia trattato più di una «lotta», con due piloti a tirare su la cloche (in cabina ce n’era un terzo, in qualità di osservatore) e l’altro a spingerla in avanti per accelerare la discesa. Ha avuto la meglio chi ha avviato la manovra mortale, «aiutato» dalle leggi della fisica, dopo aver spento i motori all’improvviso, come raccontato nei giorni scorsi



















































La dinamica

A confermare la dinamica sono alcuni dei dati forniti dalle quasi duemila pagine che gli investigatori statunitensi dell’Ntsb hanno rilasciato dopo la richiesta di accesso agli atti. Documenti che contengono informazioni estratte da una delle due scatole nere, il «Flight data recorder» (che registra migliaia di parametri di volo). E che confermano anche la ricostruzione fatta nel 2023 dal Corriere: dentro la cabina qualcuno ha provato a evitare la tragedia

Il volo Kunming-Guangzhou

Poco dopo l’ora di pranzo — all’alba in Italia — del 21 marzo 2022 e mentre si trovava a quota 29 mila piedi (7.900 metri), qualcuno nella cabina del volo Kunming-Guangzhou ha spento i motori, interrompendo il flusso di cherosene, confermano i documenti rilasciati dall’Ntsb. Questo ha portato a disattivare il pilota automatico, impostato come previsto di solito in quella fase del viaggio, chiamata di «crociera». 

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Le manovre per precipitare

Poco più di un secondo dopo lo spegnimento — gesto che può essere effettuato agilmente —, l’autore ha anche spinto la sua cloche in avanti, così da portare il muso del velivolo a orientarsi verso il basso. Non solo. Ha impostato le parti mobili esterne del velivolo per avere maggiore assetto aerodinamico e aumentare così la velocità di discesa. «Chi ha eseguito le manovre aveva chiaramente un solo obiettivo: morire», dicono al Corriere due comandanti consultati per questo articolo. 

Come funzionano le due cloche

Ma i parametri indicano che circa due secondi dopo lo spegnimento dei motori e l’inizio della discesa, qualcuno in cabina ha azionato l’altra cloche all’indietro. Le due cloche del Boeing 737 — una a sinistra per il comandante, una a destra per il primo ufficiale — si muovono in modo sincronizzato. «Quando un pilota muove la sua cloche in una direzione, lo stesso movimento viene “copiato” dall’altra cloche, a meno che non venga esercitata una forza diversa o opposta», spiegano i due comandanti con 25 e 28 anni di esperienza sui Boeing. 

Lo sforzo disumano per salvarsi

Tutto questo è durato almeno 18 secondi prima che la scatola nera smettesse di registrare. In circostanze «normali», spiegano i comandanti, per riportare su il jet un pilota deve applicare sulla sua cloche una forza che arriva anche a 40 chilogrammi. Ma con il velivolo in picchiata e una velocità elevatissima — come nel caso del Boeing 737 di China Eastern Airlines — per tornare al «volo livellato» sarebbe stato necessario uno sforzo «al di fuori dei parametri aerodinamici». 

Le urla dei piloti

È qui che — stando a quanto hanno riferito le fonti al Corriere — diversi secondi prima dello schianto, dentro la cabina l’altra scatola nera (il «Cockpit voice recorder», che registra gli audio), oltre alle urla dei piloti, ha registrato suoni che appaiono come una lite o un insieme di sforzi. I quattro microfoni — uno per ciascun pilota e un quarto di «ambiente» — funzionavano tutti perfettamente, ma chi ha potuto ascoltare i file nella primavera 2022 rivela che il suono è sporcato da «allarmi, urla, respiri accelerati, vibrazioni». 

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I quattro file audio

Anche in questo caso non è chiaro a chi appartengano quelle voci, se ai due piloti ai comandi o anche al terzo collega presente lì come osservatore. L’Ntsb non ha fornito copia del materiale audio e nemmeno una trascrizione. Una delle fonti spiega però che le autorità cinesi — che guidano l’indagine — hanno ricevuto dai colleghi statunitensi (che a Washington hanno estratto i dati) «quattro file di qualità eccellente»: 2 ore di registrazione per i tre canali audio dei piloti, 3 ore per il microfono d’ambiente. 

L’impatto

Alle 14:23 locali il Boeing 737 si è schiantato a una velocità vicina a quella del suono e con un angolo di picchiata quasi perpendicolare al terreno. Nell’impatto il velivolo si è disintegrato in oltre 50 mila pezzi. Alcuni detriti sono stati ritrovati conficcati anche a 20 metri di profondità, mentre un pezzetto dell’ala destra è stato recuperato a 12 chilometri dal punto d’impatto.

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8 maggio 2026