Gli automobilisti italiani continuano a fare i conti con carburanti sempre più costosi. La benzina è ormai stabilmente vicina alla soglia psicologica dei 2 euro al litro, mentre il diesel ha già superato quel limite da tempo, nonostante il taglio sulle accise.
Eppure, dopo settimane di rincari quasi continui, qualcosa sembra iniziare a muoversi. I primi segnali arrivano direttamente dai distributori, dove alcune compagnie hanno iniziato a ritoccare verso il basso i prezzi consigliati. Nulla che possa far gridare al ritorno della normalità, ma abbastanza per far sperare in una fase più stabile rispetto alle tensioni viste nelle ultime settimane.
Piccolo calo ai distributori
I primi ribassi sono ancora contenuti, ma rappresentano un’inversione di tendenza che molti automobilisti aspettavano. ENI ha ridotto di un centesimo al litro la benzina e di cinque centesimi il gasolio. Anche IP ha applicato un taglio di un centesimo su entrambi i carburanti, mentre Q8 ha scelto una riduzione più marcata sulla verde, con tre centesimi in meno, e di due centesimi sul diesel.
Il quadro generale, però, resta impegnativo. Attualmente il prezzo medio nazionale della benzina si attesta intorno a 1,934 euro al litro, che diventano quasi 1,989 euro sulla rete autostradale, dove i listini sono tradizionalmente più elevati.
Il diesel continua invece a mantenersi sopra quota due euro: la media nazionale è di 2,042 euro al litro, mentre in autostrada si arriva facilmente a 2,112 euro. Numeri che pesano soprattutto su chi percorre molti chilometri ogni giorno per lavoro o utilizza veicoli commerciali.
La sensazione diffusa è che il mercato stia vivendo una fase di assestamento, dopo mesi caratterizzati da forti oscillazioni e continui rincari legati alle tensioni internazionali.
Prezzo al barile stabile
Sul fronte internazionale, almeno per il momento, il petrolio sembra aver trovato un equilibrio. Il Brent continua infatti a rimanere sotto la soglia dei 100 dollari al barile, mentre il WTI americano oscilla intorno ai 93 dollari. Valori ancora alti, ma lontani dai picchi che avevano fatto temere un’ulteriore impennata dei prezzi alla pompa.
Il problema, come spesso accade, è che i ribassi del greggio impiegano tempo prima di riflettersi davvero sui listini dei distributori. Tra tasse, accise, costi logistici e dinamiche commerciali, il prezzo finale pagato dagli automobilisti segue tempi molto diversi rispetto ai movimenti del mercato petrolifero internazionale. Per questo motivo, anche se il petrolio sembra essersi stabilizzato, la discesa dei carburanti potrebbe essere lenta e graduale.
Situazione Stati Uniti – Iran
A influenzare il mercato ci sono anche gli sviluppi geopolitici. Nelle ultime ore sono tornate a circolare indiscrezioni su possibili aperture diplomatiche tra Stati Uniti e Iran, ipotesi che avrebbe contribuito a raffreddare leggermente le quotazioni del greggio.
La situazione però resta estremamente incerta. Le voci di accordi o alleggerimenti delle sanzioni vengono spesso smentite nel giro di poche ore, generando continui movimenti speculativi sui mercati energetici. L’Iran resta infatti uno dei grandi protagonisti del mercato petrolifero mondiale, e qualsiasi segnale legato a una possibile ripresa dell’export influenza immediatamente il prezzo del barile. Basta una dichiarazione politica o un’indiscrezione diplomatica per modificare l’andamento delle quotazioni nel giro di una giornata.
Nel frattempo, gli automobilisti osservano con attenzione i cartelloni dei distributori. Perché se è vero che i ribassi sono ancora minimi, dopo settimane di aumenti continui anche pochi centesimi iniziano a fare la differenza, soprattutto per chi usa l’auto quotidianamente.