di
Christian Benna

Il colosso dell’acciaio Arcelor Mittal si appresta a inglobare dal gruppo Cln il 100% della parte siderurgica per auto che ha cuore e sede industriale in Piemonte. Dopo Iveco e Italdesign, un’altra storica azienda in mani indiane

Torino, sempre più provincia di New Dehli. Talvolta nel bene, altre nel male. Dopo l’acquisizione di Iveco da parte di Tata e quella in corso di Italdesign, alle trattative finali  — salvo sorprese — con Ust, il colosso dell’acciaio Arcelor Mittal si appresta a inglobare dal gruppo Cln il 100% della parte siderurgica per auto che ha cuore e sede industriale in Piemonte tra Alpignano e Caselette. L’Antitrust dell’Unione Europea ha dato il via libera all’operazione di fusione, si parla di un valore di circa 30-40 milioni, con cui la multinazionale indiana diventa azionista totalitaria dell’azienda della famiglia Perris-Magnetto, storici fornitori di Fiat e poi di Stellantis.

L’azienda torinese, prodotti in acciaio piano al carbonio per auto e industria, con un fatturato vicino a 500 milioni, è entrata in crisi di liquidità e sotto la pressione di un debito di quasi 400 milioni (da lì l’ingresso in composizione negoziata) a causa del forte rallentamento dei settori di riferimento. Se il governo italiano non eserciterà la Golden Power per fermare l’operazione, la partnership tra le due aziende alleate dal 2015, diventerà un matrimonio a tutti gli effetti con gli indiani, già al timone dell’ex Ilva, che diventeranno proprietari totalitari della Cnl Distribuzione, mentre la Ma di Rivoli, componenti metallici per auto, altra gamba del gruppo, seppure in profondo crisi resterà in mano alla famiglia Magnetto.



















































Il passaggio di mano non sarà indolore. I sindacati, per ora, rimangono sul chi va là. In attesa dell’ultimo miglio dell’operazione, quello della Golden Power appunto, ma prevale un sentimento di preoccupazione per il futuro. Non solo per la vicenda dell’Ilva targata Acciaierie Italia che ha visto protagonista l’Arcelor Mittal, ma perché il piano industriale presentato dagli indiani non sarà indolore. Anzi. Si parla almeno di una cinquantina di esuberi tra i «colletti bianchi» su un totale di circa 400 addetti, e l’ipotesi di cessione di almeno due stabilimenti: Monza e Torino Caselette. Se così fosse sarebbe un altro pezzo del grande mosaico della filiera della componentistica dell’auto torinese che se ne va.

Negli anni d’oro il gruppo Cln (Coils Lamierati e Nastri) della famiglia Perris Magnetto fatturava un miliardo e mezzo di euro impiegando migliaia di addetti, più di 8 mila nel mondo e 1.500 in Italia. Partner silenzioso di Fiat, per cui raccoglieva e forniva lamiera per le auto, era diventato uno dei principali gruppi di componentistica auto. Fino a ergersi a «cavaliere bianco» per conto del Lingotto nelle operazioni di salvataggio di imprese dell’indotto in crisi. Ora, con il peso di Stellantis in via di riduzione e la crescita del debito, il «cavaliere bianco» arriva dal Subcontinente indiano, da quei soci Mittal che avevano acquisito dieci anni fa il 35% della società torinese per aiutarla a crescere sui mercati internazionali.

Il passaggio di testimone per ora riguarda solo la parte siderurgica. Ma va avanti la ristrutturazione anche di Ma, Magnetto Automotive, in attesa di un rilancio che possa rimettere in pista tutte le attività dell’azienda.


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9 maggio 2026 ( modifica il 9 maggio 2026 | 10:52)