New York, 8 maggio 2026 – JPMorgan avrebbe tentato di soffocare uno degli scandali più torbidi della sua storia recente offrendo un milione di dollari a Chirayu Rana, l’ex vicepresidente del colosso finanziario che ha accusato la direttrice esecutiva Lorna Hajdini di abusi sessuali, minacce e commenti razzisti. Secondo quanto rivelato dal New York Times, era un tentativo disperato di evitare il processo che è poi è finito sui media di tutto il mondo. 

La controproposta

Stando alla ricostruzione dei media americani, nonostante la cifra considerevole messa sul piatto, Rana avrebbe rifiutato la transazione chiedendo una somma più alta. Si è arrivati così alla pubblicazione di dettagli definiti “lurid” (torbidi) nelle aule di tribunale di New York. Un portavoce della banca, citato da Reuters, ha confermato l’esistenza di queste trattative riservate, giustificandole come una misura pragmatica per evitare le ingenti spese legali e proteggere la reputazione delle persone coinvolte.

L’istituto avrebbe mantenuto una posizione ambivalente: da un lato avrebbe cercato di comprare il silenzio di Rana, ma dall’altro ribadiva che le indagini interne non avevano riscontrato alcun fondamento nelle sue accuse. Una condotta doppia duramente contestata dall’avvocato della presunta vittima, Daniel Kaiser, il quale ha fatto notare con fermezza come, in trent’anni di carriera come giuslavorista, non abbia mai visto un datore di lavoro offrire un milione di dollari per accuse ritenute “totalmente inventate”. Secondo Kaiser, l’entità della proposta economica è la prova implicita della credibilità delle denunce e del timore della banca per le potenziali conseguenze legali.

“Se non vieni a letto con me, la tua promozione salta”

Come riportato da The Independent, la causa descrive un ambiente di lavoro tossico e coercitivo all’interno del team di leveraged finance di JPMorgan. Rana che cita una serie di testimonianze protette da anonimato, sostiene che Hajdini, approfittando del suo ruolo gerarchico superiore, lo avrebbe sottoposto a una serie di avance sessuali non gradite, arrivando a minacciare esplicitamente la sua carriera. Gli episodi citati si riferirebbero al 2024. “Se non mi s**** fino a farmi scoppiare stasera, saboterò la tua promozione“, sarebbe stata una delle frasi rivolte dalla dirigente al suo sottoposto, una citazione che è diventata virale sui social. Alle accuse di violenza sessuale si aggiungono quelle di discriminazione razziale: l’uomo, di origini sud-asiatiche, afferma di essere stato bersagliato con nickname offensivi e insulti razzisti dai colleghi, in un clima di impunità che i vertici della banca avrebbero ignorato o, peggio, avallato. “I own you, brownie” (“Sei mio, cioccolatino”), sarebbe un’altra delle frasi che Hajdini avrebbe rivolto al suo sottoposto. 

“Drogato e violentato”. Accuse e smentite

Il racconto di Rana si fa ancora più inquietante quando descrive episodi in cui sarebbe stato drogato e costretto a subire atti sessuali non consensuali. La difesa di Lorna Hajdini ha risposto con una smentita totale e categorica, definendo l’intera narrazione come una “fabbricazione” orchestrata per estorcere denaro e danneggiare la sua reputazione professionale. I suoi legali sostengono che tra i due non vi sia mai stata alcuna relazione, né sentimentale né sessuale, e che Hajdini non si sia mai recata nei luoghi dove sarebbero avvenuti i presunti abusi.

I controlli hanno fallito?

Nel frattempo, JPMorgan si trova in una posizione difensiva complessa: la banca sottolinea che Rana si è rifiutato di collaborare con l’indagine interna, un elemento che l’istituto usa per delegittimare la sua posizione.

Oggi il caso non è più solo una questione di risarcimenti, ma un test pubblico per la cultura aziendale di Wall Street nell’era post-MeToo. Sebbene la banca affermi di voler supportare i propri dipendenti contro “minacce reputazionali”, il fatto che una dirigente di alto livello sia accusata di comportamenti così predatori suggerisce che i meccanismi di controllo interno avrebbero fallito. Nel frattempo, la battaglia legale prosegue nella Corte suprema dello Stato di New York, e sembra che sia ancora tutta in salita per entrambe le parti.