Non è a Černobyl’ che nasce davvero la nostra ossessione contemporanea per il rischio. E forse nemmeno nelle pagine di Ulrich Beck, teorico della “società del rischio”. Secondo il documentarista britannico Adam Curtis, in un mirabile pezzo uscito su Le Grand Continent, il punto di svolta è più sottile: è il momento in cui la scienza smette di promettere futuro e inizia a promettere sicurezza.
Dopo la seconda guerra mondiale la scienza aveva un compito quasi messianico. Costruire un mondo nuovo, più efficiente, più giusto, più prospero. Poi arrivano il Ddt, Three Mile Island, Černobyl’ e la fiducia inizia a incrinarsi. La tecnologia non appare più come liberazione, ma come fonte di minacce invisibili.
È qui che Beck offre la sua intuizione più potente: la politica smette di distribuire opportunità e inizia a gestire paure. Non più uguaglianza, ma prevenzione, non più progresso, ma contenimento.
Curtis porta questa teoria dentro un terreno apparentemente innocuo: la nutrizione. Analizza uno studio dell’University College London secondo cui mangiare sette porzioni di frutta e verdura al giorno ridurrebbe drasticamente il rischio di morte prematura. Il messaggio è perfetto per i media: semplice, rassicurante, individuale. Mangia meglio, vivi più a lungo. Ma Curtis solleva una domanda scomoda: e se il dato non misurasse i vegetali, ma il privilegio?
Chi mangia più verdure, spesso, appartiene a classi sociali più istruite, con migliori cure mediche, meno stress, quartieri meno inquinati, lavori meno usuranti. In altre parole, forse non sono i broccoli a far vivere più a lungo, ma il contesto sociale.
Il problema, allora, non è scientifico ma politico. Perché una certa scienza contemporanea, concentrata su correlazioni statistiche e grandi masse di dati, rischia di trasformarsi in uno strumento culturale che sposta la responsabilità collettiva sull’individuo. Non cambiare il sistema. Mangia una banana in più.
Ed è qui che entrano in scena i porri del titolo. In un vecchio documentario BBC del 1972, uomini del nord dell’Inghilterra competono orgogliosamente in una gara di coltivazione di porri giganti. Fumano, bevono, misurano diametri e lunghezze. Nessuna ansia salutista, nessuna ossessione preventiva. Solo orgoglio, comunità, appartenenza.
Per Curtis, forse la verità non è nei superfood, nei protocolli wellness o nei report epidemiologici. Forse, paradossalmente, è proprio lì, in quei porri. Nella differenza tra vivere più a lungo e vivere insieme.
«Dare tutta la colpa alle verdure è ingiusto. La scienza e gli scienziati compiono ogni genere di cose meravigliose. Ma, quando si avventurano nel mondo sociale e politico, tendono a piegarsi alla direzione in cui soffia il vento ideologico. Un tempo era per sostenere i politici che cercavano di estendere il proprio potere rimodellando la società. Oggi, nell’era dell’individualismo, è per mantenerci al nostro posto, promuovendo l’idea che dovremmo semplicemente concentrarci su noi stessi e sul nostro corpo. E non pensare ai problemi più ampi, come le crescenti disuguaglianze e le ingiustizie che ne derivano. Gli scienziati ci dicono: “Forza, mangiate una banana o un cavolo in più, e andrà tutto bene”. Fanno ricadere tutto il peso della responsabilità sull’individuo isolato. Rapporti di questo tipo – e sono molti – ci mantengono prigionieri delle angosce della “società del rischio”. In realtà, forse avreste più possibilità di vivere più a lungo se vi uniste e usaste questa forza collettiva per cambiare la società. Qualcosa di molto più divertente che contare faticosamente le proprie verdure. Come gioioso antidoto a tutto questo, ecco un magnifico film sulle verdure. È un documentario realizzato nel 1972 su un concorso di coltivazione di porri a Newcastle, Newcastle upon Tyne. È molto kitsch: si vedono un sacco di uomini discutere della lunghezza e del diametro dei loro porri. Ed è interamente dedicato a statistiche e numeri, perché saranno proprio le misurazioni a determinare il vincitore. In questo caso, non si tratta affatto della paura di morire. Ma dell’orgoglio e della gloria associati alle verdure, in uomini che conducono una vita tutt’altro che salutare, fumando e bevendo in continuazione, mentre parlano dei loro amatissimi porri».