CantùFoto Susanna Arioli / Ciamillo-Castoria



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La salvezza di Cantù ha un volto noto e uno meno visibile. Quello meno visibile è Michele Carrea, assistente allenatore che ha lavorato fianco a fianco con Walter De Raffaele lungo tutta una stagione segnata da tensioni, alti e bassi, e un finale che ha premiato il percorso costruito giorno dopo giorno. Con lui c’era anche Mattia Costacurta: insieme, i due hanno rappresentato i primi interlocutori del tecnico livornese, i suoi collaboratori più stretti.



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Nel corso di una lunga intervista a La Provincia, Carrea ha ripercorso questi mesi intensi, a partire da un’idea chiara del proprio compito:

«Walter ha aiutato la squadra ad avere una linea delle priorità e a seguire il percorso delle sue convinzioni: in questo lui è bravissimo. E le performance, alla fine, ci sono state»

Il ruolo dell’assistente, in questo contesto, era essenzialmente quello di creare le condizioni migliori perché De Raffaele potesse lavorare con serenità. Un compito che non finisce mai sui tabellini, ma che pesa quanto una vittoria.

Un metodo nuovo, una mentalità diversa

L’arrivo di De Raffaele ha introdotto nello staff di Cantù un approccio diverso, fatto di concetti nuovi e di una leadership trasmessa tanto in allenamento quanto in partita. Carrea non ha dubbi sul valore del tecnico:

«Lui porta idee di valore, come certifica il suo curriculum. E ha la grande capacità di trasferire le sue idee alla squadra»

Un contributo concreto è arrivato anche da De Nicolao e Moraschini, con quest’ultimo capace di mostrare ai compagni come si affrontano le partite ad alta tensione. Carrea ricorda anche il precampionato di Cantù a Livigno, dove aveva già avuto modo di confrontarsi con Nicola Brienza, e sottolinea come il cambio di mentalità — sintetizzato nel semplice «proviamo a vincere» — abbia rappresentato un punto di svolta reale per il gruppo.

Cantù: il finale di stagione e la salvezza conquistata sul campo

Gli ultimi mesi di Cantù sono stati i più complicati da gestire emotivamente. Dopo il successo contro Varese, la sensazione diffusa era che l’obiettivo fosse già in cassaforte. Tenere alta la concentrazione nelle partite successive contro Udine e Treviso è diventato il vero banco di prova dello staff:

«Grazie al nostro lavoro la squadra ha prodotto tanti punti. Si fa di tutto per non guardare la classifica, ma è innegabile che, dopo Varese, la sensazione, i titoli dei giornali, il sentore erano quelli di un obiettivo ormai raggiunto. Per questo è stato difficile tenere alto il livello di tensione contro Udine e Treviso»

Nella partita decisiva contro Bologna, De Raffaele aveva chiesto espressamente di non essere aggiornato sull’andamento del match tra Sassari e i felsinei, una scelta pensata anche per proteggere la squadra da distrazioni esterne. Sassari era avanti di nove punti all’intervallo in quella gara, ma il risultato che contava era quello del campo di Cantù.

E Carrea è netto nel rivendicare il valore di questa salvezza:

«Parla la classifica. Siamo salvi per le due vittorie ottenute in più di Sassari, non perché Bologna ha vinto contro la Dinamo: questo ci rende orgogliosi. Magari non è stato il risultato migliore, ma era l’unico importante da raggiungere»

Sul proprio futuro, Carrea preferisce non anticipare nulla: «Quando sarà il momento, la società parlerà con Walter e con noi. Io non sono la priorità ora, è giusto che il club faccia i passi necessari». Una risposta che dice molto sul profilo di chi, per tutta la stagione, ha scelto di restare nell’ombra per far brillare gli altri.

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