di
Laura Vincenti

I fondatori, tre amici siciliani espatriati al nord: «I nostri colleghi stanno facendo l’opposto: aumentano i prezzi. La nostra arma è abbassarli»

In una città dove impera il caro vita e tutto aumenta, c’è chi va in controtendenza e decide di abbassare i prezzi del menu del 10%, come i locali della catena Slowsud. «Siamo un ristorante terrone: la nostra missione è offrire cibo di qualità a un costo accessibile», scherza Luca Rudilosso, uno dei tre fondatori insieme con Umberto Pavano e Anthony Tata. «Tre amici siciliani espatriati qua al nord ormai da 18 anni: 10 anni fa abbiamo aperto il nostro primo ristorante per portare il cibo del sud a Milano con un format giovane, come noi». Tutti e tre classe 1987, dopo il primo punto vendita in via delle Asole, zona 5 Vie, nel corso degli anni ne hanno inaugurati altri quattro in diverse zone della città, da Tortona a De Angeli, da 5 Giornate all’Isola. L’insegna si è distinta anche, nel 2020, vincendo la trasmissione «4 ristoranti» di Alessandro Borghese come miglior delivery a Milano e per l’impegno nel consegnare pasti gratuiti a medici e infermieri negli ospedali durante l’emergenza del Coronavirus.

E ora sfida la crisi. «A causa dei rincari, del conflitto in Medio Oriente e del contesto internazionale, a marzo abbiamo registrato un calo di clienti del 20%. Aprile, complice la bella stagione, è andato meglio, ma si è registrato sempre un calo del 10%». Gli avventori sembrano preoccupati ed escono meno, soprattutto in settimana: il lavoro si concentra nel weekend. «I nostri colleghi stanno facendo l’opposto: aumentano i prezzi. La nostra arma è abbassarli: crediamo sempre di più che, soprattutto in un momento difficile e ballerino come questo, sia fondamentale e importante continuare a mantenere i prezzi accessibili — spiega Rudilosso —. Siamo del sud e come sappiamo al sud si mangia con poco: certo, non possiamo proporre gli stessi prezzi perché qui i costi sono diversi, però non vogliamo alzarli troppo». Secondo il Rapporto ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio, pubblicato da poco, nel 2025 le imprese attive sono diminuite dell’1%, attestandosi a 324.436, i consumi nella ristorazione hanno raggiunto i 100 miliardi di euro e i prezzi dei menu hanno registrato un incremento medio del 3,2%, spinti dall’adeguamento alla situazione economica nazionale e globale.



















































«Non tanto a marzo, ma in aprile, a causa dell’aumento dei costi delle materie prime, dell’energia e del trasporto, le nostre spese sono aumentate anche del 30% e 40%». Questo vuol dire meno margine di guadagno: «Sembra controintuitivo abbassare i prezzi anziché alzarli, però, ripeto, la nostra decisione ha una valenza sociale ed è legata al brand. Non è possibile inseguire i rincari e scaricarli sul cliente». Ecco allora che se prima lo scontrino medio a cena era 33 euro, adesso si attesta sui 27 euro. «A Milano la ristorazione vive un momento di flessione, comunque complicato: abbassando i prezzi vogliamo ridare fiducia ai clienti e incentivarli a mangiare fuori casa». Chi sono i clienti? «Famiglie, giovani, millennial, terroni trapiantati a Milano e milanesi che amano il sud». Qui da gustare le specialità siciliane (il piatto forte è la pasta alla Norma) e più in generale la cucina del sud, con piatti tradizionali reinterpretati in chiave contemporanea da Campania, Puglia e Calabria. C’è preoccupazione? «Dobbiamo essere ottimisti: speriamo che i conflitti finiscano presto e che la bella stagione spinga i milanesi a uscire di più», conclude Rudilosso.


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10 maggio 2026 ( modifica il 10 maggio 2026 | 16:21)