voto
6.5
- Band:
DARKTHRONE - Durata: 00:41:03
- Disponibile dal: 08/05/2026
- Etichetta:
- Peaceville
Per chi ci legge con continuità, non è un mistero il nostro pensiero sui Darkthrone: un riferimento quasi messianico, ma verso cui non possiamo nascondere dubbi e perplessità; certi di ripeterci, al di là del voto specifico agli ultimi album, è indubbio che da anni sia difficile capire se “ci sono o ci fanno”, e quindi separare il grano dal loglio, tra idee geniali e incomprese, menefreghismo, o pure prese per il culo.
“Pre-Historic Metal”, che probabilmente merita comunque l’acquisto per la copertina più geniale degli ultimi anni, musicalmente si piazza a metà strada tra i più evidenti passi falsi (leggasi: “Astral Fortress”) e quanto di buono, secondo noi, Ted e Gylve hanno saputo proporre in tempi recenti. Proviamo a raccontarvi un po’ questi otto brani, quindi.
L’opener e secondo singolo “They Found One Of My Graves” parte benone, con un riff esaltante che sarebbe stato benissimo in “The Underground Resistance”, forse l’ultimo disco non soggetto a critiche divisive nella discografia dei Darkthrone; certo, sono meno memorabili bridge e ritornello rispetto al 2013 e, ahimè, torna il tema degli ultimi anni su una durata un po’ sbrodolante dei brani. Vale un discorso simile per la title-track, la cui crescente e ignorante furia, però, dona qualcosa in più. Già a questo punto, giusto sottolineare un elemento di sicuro merito del disco, ossia il ritorno alla voce di Fenriz, che, senza nulla togliere al distintivo timbro vocale di Nocturno Culto, con le sue follie espressive offre carattere a brani altrimenti discreti.
E per l’appunto, dopo le prime due tracce, il duo si affida al pilota automatico: “Siberian Thaw” e “Deeply Rooted” potremmo definirli due esempi standard dei Darkthrone di oggi, con quei midtempo à la “Tundra Leech” che si fanno ormai innocua ripetizione alle orecchie, sicuramente non graziati dalla produzione. La prima traccia prova a spezzare la prolissità con un inserto più lento e atmosferico, in sé gradevole, ma appiccicato al resto senza molta omogeneità. E la stessa sensazione tornerà a tratti più avanti. “The Dry Wells Of Hell” e “Eat Eat Eat Your Pride” riportano in primo piano quello che Fenriz e Nocturno Culto facevano una quindicina d’anni fa, tra la pura sbracatezza raw di “Circle The Wagons” e l’approccio retro-thrash del già citato “The Underground Resistance”: a guidare questi brani sono due bei riff grezzi ma incisivi, linee vocali sporche e malate il giusto; purtroppo, nel primo caso, ci si perde un po’ tra lungaggine complessiva e un intermezzo centrale che rimanda a quanto detto sopra. Tra le due, la strumentale “So I Marched To The Sunken Empire” conferma ciò in cui i Darkthrone, da un lustro a questa parte, riescono meglio: le atmosfere tra Lovecraft e i Racconti della Cripta guidati dal moog e dalle dilatazioni sonore. Infine, “Eon 4”: l’ennesima variazione sul tema risulta oggettivamente una messa alla prova dei fan più hardcore. L’approccio epic/doom non aggiunge niente e trasforma la nostalgia in puzza di mestierino.
Che dire, insomma? Nel 2026 non serve una recensione per convincervi ad ascoltare o meno un disco dei Darkthrone: se ne siete fan vi sarà già arrivata a casa la copia fisica, se ne siete detrattori non sarà “Pre-Historic Metal” a farvene (re)innamorare. Ma se possiamo trovare un giusto equilibrio tra le due posizioni, è un disco che si lascia ascoltare senza aspettative o troppi confronti, con metà dei brani decisamente sopra la media recente (non solo loro).