«Sal Da Vinci all’Eurovision? Sicuramente ci rappresenterà in una veste più classica. Probabilmente è ciò che molti all’estero si aspettano da noi italiani». Parola di Mario Biondi, tra le voci italiane più amate, seguite e premiate a livello internazionale, oltre mezzo milione di copie vendute tra Regno Unito, Germania e Giappone con hit come This Is What You Are e Be Lonely.

APPROFONDIMENTI

Il 10 aprile il 55enne crooner catanese ha pubblicato il suo nuovo album Prova d’autore, il primo tutto in italiano in vent’anni di carriera, tanti quanti ne sono passati dal debutto con Handful of Soul.

Il 23 maggio, dopo la conclusione del tour nei teatri italiani, che farà tappa il 17 e 18 maggio all’Auditorium della Conciliazione a Roma, partirà dal Margaret Island Open-Air Theatre di Budapest il suo nuovo tour mondiale: per tutta l’estate si esibirà tra Parigi, Londra, Edimburgo, Glaswog, St. Moritz.

Cosa intende dire quando dice che Sal Da Vinci all’Eurovision, in programma dal 12 al 16 maggio, porterà esattamente ciò che molti all’estero si aspettano dagli italiani?

«Nel mondo piace la visione dell’Italia tutta pizza e mandolino. Io ne so qualcosa».

Cioè?

«All’inizio gli italiani all’estero non mi seguivano, non capivano. I miei avventori tipo erano gli stranieri. L’emigrato italiano vuole la pasta col pomodoro: quando la vede, si emoziona».

Si è mai sentito un pesce fuor d’acqua?

«Sempre. I miei collaboratori mi dicono che sono una scheggia impazzita. Non avevo nessuna chance di farcela: sono sempre stato un outsider. Quando negli Anni ’90 mi esibivo nei locali della mia Sicilia, agli esordi, facendo soul, jazz e r&b, la gente mi rideva dietro: “Ma che musica fai?”. Presentavo i provini alle case discografiche e mi rispondevano: “Funzionano i Ragazzi Italiani, gli 883: o fai cose di quel tipo o non farai mai un bel niente”. Non mi hanno mai capito».

Nel 2018 ha infranto il primo tabu, presentandosi in gara al Festival di Sanremo con “Rivederti”, cantando per la prima volta in italiano. Ora ne infrange un altro, pubblicando un album tutto scritto in italiano. Cosa l’ha convinta?

«Era da un po’ che scalpitavo, che scalciavo per farlo. Alla fine sono riuscito a raggiungere un compromesso sano con il mio entourage».

Quale?

«Di concedermi questo regalo per il mio ventennale di carriera. Non a caso ho scelto di includere nel disco 20 canzoni».

Con chi le ha scritte?

«I testi sono miei. Alle musiche e agli arrangiamenti ho lavorato con i miei collaboratori, dal pianista Antonio Faraò al percussionbista Devid Florio, passando per il direttore musicale Massimo Greco. Ero particolarmente ispirato. Confrontarmi per la prima volta con l’italiano mi ha divertito».

Qual è la canzone che aveva presentato a Carlo Conti per Sanremo, scartata?

«Gliene ho presentate diverse, ma quella sulla quale puntavo di più è Cielo stellato. Pazienza, non è andata. In compenso mi ha invitato a cantare con Sayf e Alex Britti nella serata delle cover. Nel backstage mi ha detto: “Sono contento che tu ci sia, comunque”. Ho apprezzato. Non era scontato».

Il Festival, a parte Sal Da Vinci e la serata delle cover, lo ha seguito?

«Sì. Mi sono piaciute Ditonellapiaga e Levante. Sayf mi è sembrato molto fresco: il giovane che avanza con quel bel sorriso e lo sguardo pulito. Onestamente, però, mi ha conquistato più la sua immagine che la canzone, che attinge al classico italiano, allo stornello».

Nel 2021 invitò i social a boicottare le radio che trasmettevano prevalentemente musica straniera a discapito di quella italiana. Alla fine le classifiche a distanza di cinque anni parlano italiano: la classifica Fimi dei dischi più venduti del 2025 è al 90% italiana la top 10 dei dischi: Olly, Sfera Ebbasta, Geolier, Lazza, Marracash, Pinguini Tattici Nucleari, Guè, Shiva. Passi la battuta: si stava meglio quando si stava peggio?

«Mentre faceva questo elenco, ci ho pensato effettivamente: forse potevo starmene zitto (ride). Scherzi a parte, sono contento che il nostro prodotto interno venga valorizzato. Spero, però, che la musica italiana torni ad essere grande musica italiana».

Il prossimo tabu da infrangere per Mario Biondi qual è?

«Un disco di musica classica, con l’impostazione da tenore. Voglio fare concorrenza a Il Volo».

Scherzi a parte?

«Non è uno scherzo. Io vengo da lì. La voce la so usare. Non mi dispiacerebbe».