Terremoto al ministero della Cultura, dove il titolare del dicastero Alessandro Giuli ha azzerato i vertici dello staff. Decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro. Il primo non avrebbe vigilato sul documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti. La seconda non si sarebbe presentata in aeroporto e non avrebbe quindi partecipato alla missione del ministro a New York il mese scorso. Secondo l’opposizione, però, dietro ci sarebbe qualcosa in più: un regolamento di conti all’interno di Fratelli d’Italia, che fa il paio con le divisioni sulla presenza della Russia alla Biennale e il licenziamento di Beatrice Venezi da direttrice della Fenice.
APPROFONDIMENTI
La vicenda inizia lo scorso inverno, anche se il caso politico esplode poi ad aprile. Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è un documentario diretto da Simone Manetti, prodotto dalla società indipendente Ganesh Produzioni e distribuito nei cinema italiani da Fandango il 2 febbraio.
All’epoca ancora non si sapeva a chi sarebbero stati assegnati i fondi pubblici.
Il film – che ricostruisce il rapimento, la tortura e l’omicidio del ricercatore italiano in Egitto – racconta più che altro il processo italiano che si è svolto in assenza dei quattro imputati e presenta sia interviste ai genitori di Regeni che il contesto politico egiziano. Il 3 aprile sono uscite le graduatorie delle richieste dei contributi stilate dalla commissione (che è nominata dal Governo): il film su Regeni era il primo tra le opere non ammesse al finanziamento per i documentari, quello con il punteggio più alto tra gli esclusi: al 36esimo posto su 118 film valutati. Aveva chiesto 131mila euro al ministero, a fronte di un budget totale di 328mila euro.
La settimana scorsa, alla cerimonia di presentazione al Quirinale dei candidati ai Premi David di Donatello 2026, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, il ministro Giuli ha detto che è stato un grave errore non dare i finanziamenti pubblici al film su Regeni: «Altri, pur meritandoli, non li hanno avuti – ha detto -. Valga su tutti l’inaccettabile caduta sul docufilm Tutto il male del mondo, dedicato a Giulio Regeni, alla cui memoria vanno il mio pensiero accorato e la promessa, già in parte mantenuta, di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso, invece, l’opacità e l’imperizia». Il giorno dopo Giuli aveva garantito che il film avrebbe usufruito «di un altro canale di sostegno, perché è un caso unico».
Questo nuovo scossone all’interno del ministero della Cultura, che nel corso della legislatura ha attraversato diverse fasi turbolente, dalle dimissioni dell’ex sottosegretario Vittorio Sgarbi fino a quelle dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano, arriva dopo le polemiche, tutte interne alla destra, tra i rappresentanti governativi di Fratelli d’Italia e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco per la presenza della Russia all’esposizione veneziana. Anche in questa occasione i licenziamenti riguardano esponenti del partito della premier Giorgia Meloni. Merlino è ritenuto molto vicino a Palazzo Chigi, tanto che il suo nome era tra quelli circolati per la carica di sottosegretario al Mic, dopo il passaggio di Gianmarco Mazzi al ministero del Turismo. L’incarico è poi stato assegnato a Giampiero Cannella.
LE REAZIONI
«È il segno di una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione – sostiene Sandro Ruotolo, responsabile cultura del Partito Democratico -. Tutto questo dentro Fratelli d’Italia, ma anche negli altri partiti della coalizione: nella Lega con l’uscita del generale Roberto Vannacci e dentro Forza Italia con tensioni e fronde contro Antonio Tajani». Ruotolo elenca le dimissioni e le uscite dal Governo Meloni: Vittorio Sgarbi, i ministri Gennaro Sangiuliano e Daniela Santanchè, il sottosegretario Andrea Delmastro, la capa di gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi. «Il ministero della Cultura non merita un tale scempio», scrive su X il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. «A quando le dimissioni del ministro Giuli e della sottosegretaria Borgonzoni?», aggiunge il deputato M5s Gaetano Amato.
In serata la nota del ministro Francesco Lollobrigida, capo delegazione di Fratelli d’Italia al governo: «Normali avvicendamenti».
IN LAGUNA
E resta sempre aperto il caso Biennale, dove il ministro Giuli – che non si è presentato all’apertura della 61. Esposizione d’arte, annunciando che visiterà il Padiglione Italia il 20 maggio – ha inviato gli ispettori per capire se la Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco ha violato, come sostiene la Commissione Europea, le norme sulle sanzioni alla Russia. Oggi tra l’altro scade il termine per la risposta che la Biennale deve dare a Bruxelles. In ballo 2 milioni di euro per attività della sezione cinema che rischiano di saltare.