di
Pierpaolo Lio

L’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato per l’omicidio: «Non sapevo che i video intimi fossero circolati». Dalle nuove analisi emergono altri segni a forma di «c» con angoli squadrati: forse le tracce dell’arma del delitto

Chiara ha mai fatto riferimento ad approcci legati a quelle strane chiamate ricevute qualche giorno prima del delitto? «No, non l’ha fatto». A rispondere è Alberto Stasi. L’allora fidanzato, condannato a 16 anni, viene sentito dagli inquirenti il 20 maggio 2025. A lei l’avrebbe detto? «Non l’ha fatto. Ragionando in termini ipotetici, credo sarebbe dipeso da altri fattori: se in quel momento l’avesse ritenuto importante, se non era distratta da altre cose». Stasi ricorda invece l’accenno sulle avances di un collega. Il procuratore Fabio Napoleone gli chiede se Chiara avesse mai citato l’indagato Andrea Sempio. «No». E se lui ha avuto sentore che qualcuno potesse aver visto i video intimi. «Che io sappia no, anche a distanza di tempo». Chiara sospettava che il fratello se ne fosse accorto? «Tendo ad escluderlo», dice Stasi che conferma che, giorni dopo il delitto, Marco gli domandò dei filmati. «Mi chiese soltanto se era vero, come se fosse una richiesta di conferma da parte mia».

Poi, un passaggio sul 13 agosto 2007: «Ricordo che non ho acceso nessun interruttore. Però poi mi hanno detto che una luce era accesa perché hanno detto che gli operatori del 118 non avevano azionato interruttori, quindi evidentemente una, forse quella delle scale, era già stata accesa».



















































Le scoperte

Nei ricordi di Stasi c’era la luce accesa. Per la nuova «Bpa», l’analisi delle macchie di sangue, ci sono «nuove» tracce sulle scale della cantina. Gli schizzi per i colpi inferti sul quarto gradino. Il tacco sul «gradino zero» (traccia «N1»), che racconta «inequivocabilmente lo stazionamento» del killer, «fortemente indicativo di una fase di “osservazione” post aggressione della posizione del corpo della vittima».

Ci sono anche analisi su segni a forma di «C» rovesciata, con angoli squadrati, lasciati in più punti. Per gli inquirenti, il possibile risultato dell’appoggio a terra dell’arma imbrattata di materiale ematico. C’è anche una traccia che fa effetto. È ai margini della pozza all’ingresso. Nessuno finora l’aveva «letta». Sembra lo stampo di una mano. Un palmo sinistro. Lasciato col sangue. Non c’è impronta (da confrontare). Ma, per gli investigatori, è dell’assassino. Solo lui poteva lasciarla. Il palmo sinistro di Chiara «risulta praticamente non interessato da materiale ematico, o almeno non in maniera così estesa». Dalle misurazioni poi è «assolutamente compatibile» con quella di un uomo adulto.

Il mistero della fuga

Sugli infissi non ci sono segni di effrazione. Per questo, la nuova ricostruzione ipotizza due scenari per l’ingresso dell’assassino. Che si sia intrufolato, sfruttando il fatto che dopo aver fatto uscire i gatti al mattino Chiara non chiudeva con le mandate. O che sia stata la vittima ad aprirgli. Anche sulla fuga ci sono poche certezze. Il killer è risalito per la scala della cantina (ci sono gocce generate «dal trasporto dell’arma insanguinata») per poi aggirarsi «in bagno, nel salottino e in cucina». Ma non risultano tracce «in prossimità della porta d’uscita». Una «assenza pressoché totale» di sangue che l’arma, o le armi, «avrebbero necessariamente lasciato». È possibile che siano state lavate «con estrema attenzione», o siano state «riposte all’interno di un contenitore», come uno zaino, «o avvolte in un asciugamano».

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La durata del delitto

Dai primi colpi a mani nude, alle martellate fatali. Una sequenza a più fasi che «trova piena corrispondenza nella lettura medico legale del corpo». Dopo le prime lesioni, Chiara «molto probabilmente» è ancora «in grado di muoversi». Ed è in questa fase iniziale che «molto probabilmente si formano le ferite da difesa agli arti superiori», scrive nella consulenza l’anatomopatologa Cristina Cattaneo. La 26enne «è ancora capace di cercare di fuggire forse voltando la schiena all’aggressore e venendo quindi attinta da dietro». La colluttazione è durata «probabilmente non più di 15-20 minuti».


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11 maggio 2026 ( modifica il 11 maggio 2026 | 08:10)