di
Paolo Condò

Il Milan finisce ancora nella bufera, battuto dall’Atalanta e, per la Champions, appeso al filo degli scontri diretti. Altrove decidono Vlahovic, Douvikas e Malen: il numero 9 è il grande assente di Allegri

Le stagioni del Milan di RedBird finiscono sempre allo stesso modo, le curve che si svuotano a partita in corso, la contestazione che dalla società si allarga alla squadra, i calcoli febbrili su quale asset alienare (parliamo anche noi il linguaggio della finanza) per baloccarsi anche la prossima estate con il player trading

Il Milan! Per carità, tutto cambia e non sempre evolve; ma il Milan che ci ha accompagnato per tutta la vita, che se ne sia tifosi, oppositori o semplici spettatori, è stata una cosa profondamente diversa da questa, ed è umano rimpiangerla. 



















































Anche dopo il k.o. di ieri con l’Atalanta, bellissima fino all’80’, ad Allegri rimane una chance estrema di posto Champions, legata al vantaggio sulla Roma negli scontri diretti: se vince le ultime due partite, Genoa fuori e Cagliari in casa, il Milan passa

La residua speranza è legata agli ultimi dieci minuti di ieri, nei quali la squadra si è finalmente ribellata a un destino che pareva ineluttabile, e con gambe e coraggio ha sfiorato una spettacolare rimonta. Resta il fatto che sin lì era parsa sui cerchioni, e che delle ultime otto gare ne ha perse cinque. Un incubo.

Come spesso succede quando le energie stanno scemando, e il peso di una stagione intera si fa sentire, l’accessorio risolutivo diventa la valigia del centravanti, e questo continua a essere il vuoto più cosmico del Milan. Altrove funziona diversamente. Lecce-Juve 0-1: Vlahovic. Verona-Como 0-1: Douvikas. Parma-Roma 2-3: doppietta di Malen

Sono tutte partite nelle quali l’abilità del bomber designato ha fatto la differenza, e siccome il tema del numero 9 ha attraversato l’annata di molte squadre non sorprende il suo rilievo in questa volata finale per la Champions. Douvikas passa spesso per il parente povero di una compagnia che contempla interpreti raffinati come Nico Paz o Baturina, ma i suoi 13 gol hanno motorizzato l’inseguimento riuscito del Como all’Europa (intanto). Partito in seconda fila per le note vicende contrattuali, Vlahovic ha vinto per k.o. il confronto con David e Openda malgrado la lunga degenza ai box, e adesso è lui la garanzia principale perché il gioco di Spalletti trovi lo sbocco necessario. 

Malen, poi… Donyell Malen ha raggiunto ieri, col magistrale controllo e tiro dell’1-0 e la glaciale trasformazione del 3-2, la quota di 13 gol che ne fa il capocannoniere di sempre degli acquisti di gennaio. Ma l’impatto dell’olandese va anche al di là delle reti che segna, perché la possibilità di dialogare con un simile attaccante della profondità ha riattivato voglie e ispirazioni di Dybala, gustoso ieri come un panetto di burro sciolto in padella: era tutto più bello nella Roma in fase offensiva, meno negli equilibri perché Paulo e Soulé in tandem senza palla qualcosa costano. 

Chiamiamolo colesterolo calcistico, danno collaterale che il romanzesco finale di Parma ha reso più che accettabile, e vedremo se l’ormai possibile qualificazione Champions produrrà un anno ulteriore di Dybala romanista. Di certo l’energia molto gasperiniana con cui la squadra è risalita dal pozzo in cui era precipitata è una prova di salute fisica e mentale. Per il Milan non c’è notizia migliore del fatto che in caso di arrivo alla pari non ci sia spareggio.

11 maggio 2026 ( modifica il 11 maggio 2026 | 07:21)