Ma è forse vero che Vladimir Putin vorrebbe finalmente negoziare la fine della guerra in Ucraina? In realtà i segnali sono indiretti ed ambigui, e la prospettiva di negoziati seri sembra ancora lontana.

Ancora ieri, nel celebrare la giornata della vittoria sovietica nella II Guerra Mondiale, Putin ha ribadito la sua volontà di vincere la guerra e non ha indicato nessun ripensamento dei suoi obiettivi strategici, che rimangono immutati sin dall’inizio di quella che il Cremlino continua a chiamare una Operazione Militare Speciale.

La novità, se di novità si può parlare, è che egli ha anche affermato che il conflitto potrebbe essere prossimo a concludersi, mentre fonti a lui vicine annunciavano una possibile nuova visita a Mosca, nei prossimi giorni, dei negoziatori di Donald Trump, finora impegnati nel loro dialogo tra sordi con l’Iran: Steve Witkoff e Jared Kushner.

IL POSSIBILE BARATTO
È possibile che il Cremlino pensi di poter offrire a Trump un baratto. I buoni uffici di Mosca con Teheran per arrivare ad un negoziato realistico, che permetta al Presidente americano di chiudere il conflitto senza perdere la faccia, in cambio del disimpegno della NATO in Ucraina. Si tratta però di un accordo molto difficile da portare a termine, per la forte opposizione di larga parte dell’opinione pubblica americana e per l’opposizione dei principali alleati europei.

È a questo punto che Putin ha inserito un piccolo, ma significativo, elemento di novità. Dopo aver duramente attaccato la NATO, quale nemico strategico della Russia, egli è sembrato intenzionato ad aprire un dialogo con l’Unione Europea, offrendo una qualche forma dialogo che però sarebbe politicamente controllato da Mosca. Non a caso, il Presidente russo ha affermato che potrebbe accettare i buoni uffici di un mediatore europeo, a condizione però che quest’ultimo sia già benintenzionato nei confronti della Russia, citando ad esempio il nome dell’ex Cancelliere tedesco Gerhard Schröder, da molti anni ambasciatore degli interessi energetici russi.

LA PROPAGANDA
È possibile che al Cremlino si pensi ad una campagna diplomatico-politica per rafforzare il campo dei filo-russi in Europa, offrendo consistenti benefici economici (specie in campo energetico) in cambio dell’abbandono dell’Ucraina o quanto meno di un’acquiescenza europea ad un eventuale accordo tra Putin e Trump.

Tuttavia un simile disegno è un po’ troppo esplicito e rozzo per poter essere accettabile, anche per i più benintenzionati. Non a caso il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, chiamato in causa dall’indicazione del nome di un suo predecessore, ha immediatamente reagito affermando che, se realmente Putin ha intenzione di aprire dei negoziati, dovrebbe in primo luogo estendere nel tempo la breve tregua militare concordata con l’Ucraina in occasione delle celebrazioni della vittoria sul nazismo.

In realtà tutto questo non sembra affatto un preludio per negoziati di pace, ma semplicemente l’avvio di una nuova campagna propagandistica volta ad indebolire l’appoggio internazionale alla resistenza ucraina. Il che fa ritenere che Putin non abbia ancora perso la speranza di raggiungere in qualche modo la sua tanto agognata vittoria.

UN MILIONE DI MORTI
Non è chiaro se queste speranze abbiano un qualche fondamento concreto: di certo non si hanno indicazioni in tal senso dal campo di battaglia. Ma Putin potrebbe essere prigioniero della sua stessa retorica (come quando afferma che la Russia non è mai stata sconfitta, dimenticando ad esempio la rovinosa ritirata dell’Unione Sovietica dall’Afghanistan).

La guerra in Ucraina è già costata un enorme bagno di sangue, con oltre un milione di morti e feriti ed enormi costi economici che cominciano ad essere avvertiti a tutti i livelli della società civile. Non sembra che questo minacci direttamente il potere del Presidente, ma certamente ne soffre la sua immagine, e questo forse lo spinge a sognare.

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