Per anni è stata una presenza silenziosa ma impossibile da ignorare. Chiunque si sia fermato al rosso del semaforo del Ponte delle Quattro Porte, lungo l’Aurelia, almeno una volta ha rivolto lo sguardo verso quel villino bordeaux affacciato verso il mare, chiedendosi quale storia custodisse dietro le sue finestre, a chi appartenesse e perché fosse rimasto così a lungo disabitato. Una villa capace di alimentare curiosità e immaginazione, diventata quasi parte dell’identità visiva della città.

Da qualche tempo, però, qualcosa è cambiato. I lavori di ristrutturazione avviati sulla storica dimora hanno riacceso l’attenzione dei passanti, affascinati ancora di più da quel recupero che, giorno dopo giorno, sta restituendo splendore a uno degli edifici più riconoscibili di Civitavecchia.

Si tratta di Villino Ida, dimora dei primi del Novecento oggi protagonista di un importante intervento di restauro e valorizzazione voluto da Stefano Carlevaro. Un progetto che punta non soltanto a recuperare la bellezza architettonica dell’edificio, ma anche a conservarne l’anima e l’identità originaria.

Nei giorni della Milano Design Week, Villino Ida è stato selezionato da HUB 161, realtà impegnata nella ricerca e nella valorizzazione di residenze storiche, come esempio significativo di design dei primi del Novecento. Un riconoscimento che ha rappresentato anche una sorpresa e un’emozione per la famiglia Carlevaro. Stefano ha voluto ringraziare in particolare il padre, l’avvocato Antonio Maria Carlevaro, che ha fortemente creduto in questo percorso di recupero e che proprio all’interno di quella dimora è nato. Vedere il villino approdare alla Milano Design Week ha assunto così anche il sapore di un tributo familiare e affettivo.

Villino Ida colpisce per il suo stile Liberty eclettico, capace di fondere elementi diversi in un insieme armonioso e immediatamente riconoscibile. La pietra richiama suggestioni gotiche, i capitelli corinzi dialogano con i fregi decorativi, mentre il grande cornicione ornato di rose scolpite accompagna lo sguardo lungo tutta la facciata. E poi c’è quel rosso intenso dell’intonaco, che cambia tonalità con la luce del giorno, passando dal pompeiano a sfumature più aranciate, quasi teatrali.

A rendere unico il villino sono anche i dettagli in ferro battuto, lavorati con tecniche antiche e privi di saldature visibili, oltre alla torre con le sue bifore che domina la struttura e sembra osservare la città. Elementi che negli anni hanno contribuito a trasformare la villa in un piccolo simbolo urbano, familiare a generazioni di civitavecchiesi.

Il restauro, avviato da circa due anni, coinvolge il direttore dei lavori ingegner Marco Canduzzi, l’impresa Ristruttura Italia e numerose maestranze specializzate. Al progetto partecipano anche la dottoressa Letizia Bernardini, impegnata nella riscoperta degli antichi fregi, e la decoratrice Alessandra Balestrucci, con studio tra Londra e Terni, chiamata a contribuire alla restituzione dell’atmosfera originaria della dimora.

Fabbri, falegnami, restauratori e decoratori stanno lavorando per riportare alla luce il fascino autentico della villa, con un intervento che punta a preservarne il carattere storico senza snaturarlo. L’obiettivo, infatti, non è semplicemente rifare una casa, ma restituire alla città un pezzo della sua memoria.

Oggi Villino Ida rappresenta quindi molto più di un cantiere. È un racconto che intreccia storia familiare, architettura e, perché no, anche identità cittadina. Una casa che per anni è rimasta sospesa tra mistero e abbandono e che ora, lentamente, sta tornando a raccontarsi alla città.