Il difensore ha sempre evitato la città dell’autogol dello scandalo scommesse che gli cambiò la vita. Il carcere, l’espiazione, la rinascita tra Bergamo e Bolzano e una clausola pur di non tornare sulle sue tracce
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11 maggio – 12:43 – MILANO
Torniamo nei luoghi dove siamo stati felici, ma è tutti gli altri che vogliamo evitare. Per 15 anni Andrea Masiello si è tenuto lontano da Bari, una zona d’ombra della sua vita. Lì, nel 2011, il 15 maggio, segnò contro il Lecce il più grande autogol della sua esistenza. Valse la permanenza dei giallorossi in Serie A, mentre il Bari, la sua squadra, scivolava giù, retrocesso in un altro campionato. Fu un attimo, come succede con tutti gli sbagli: un tiro sbilenco, Masiello sulla traiettoria, il portiere Gillet che gli urlava “lascia, è fuori”, l’impatto con il pallone (volontario, secondo gli inquirenti), la palla in rete, e Masiello sdraiato sulla linea di porta. Negò più volte. Poi si arrese: “Lo feci per soldi”. Una storia di calcioscommesse.
debito—
Masiello ha pagato il suo debito con l’arresto e il carcere. Le cronache, in quei giorni, lo ricordano in cella, da solo, nell’infermeria della casa circondariale, con un paio di infradito, in lacrime e disperato. Quando uscì rimase ai domiciliari e con addosso il peso di una squalifica di 29 mesi. Aveva appena 26 anni. Era già un giocatore dell’Atalanta quando si sviluppò l’inchiesta. Il presidente del club nerazzurro, Antonio Percassi, pensò di chiedergli i danni, poi cambiò idea e continuò a pagargli il minimo dello stipendio (2.200 euro al mese) e gli rinnovò persino il contratto. Masiello tornò sul campo, ad allenarsi pubblicamente, un giorno d’inverno del 2015. Era gennaio. A Zingonia, quel giorno, c’erano venti persone. E tutti lo volevano rivedere in campo, perché cosa ci fai con un giocatore in rosa se non lo metti dentro? Masiello aveva saldato i conti con la giustizia ordinaria. Ma con quella morale evidentemente ancora no.
bari—
Oggi che ha 40 anni, e si ritira, nella geografia di Masiello manca un luogo. È Bari, quella città così piena di luce, di bellezza e di mistero. Un luogo di santi e farabutti, come tutti i posti che affacciano sul mare. Un posto che per Masiello è diventato un buio. Qualcuno ha detto (Faulkner) che “il passato non è morto, non è nemmeno passato”, ce lo portiamo dietro, influenza le nostre scelte, i nostri pensieri, le nostre paure. Soprattutto quando il passato lo evitiamo per davvero. È successo a ognuno di noi. Quando Masiello firmò con il Südtirol, nel 2022, si fece scrivere sul contratto che lui a Bari non ci avrebbe più messo piede. Una clausola. O magari una forma di speranza. Infatti a novembre di quella stagione, per la 13ª giornata di Serie B, non venne nemmeno convocato. Era la prima volta dopo tanto tempo che Masiello incrociava di nuovo la squadra che lo aveva lanciato, quella con cui aveva potuto sognare l’incredibile, a un certo punto persino la Nazionale. Bortolo Mutti, che a Bari aveva allenato, aveva raccontato al Corriere Bergamo che “Masiello ha tradito tutti. A Bergamo e a Bari”. Tant’è che nessuno, nel capoluogo pugliese, lo ha più voluto vedere. Prima di quella partita di campionato gli ultras baresi gli fecero sapere che “tu a Bari non devi tornare”.
dalla juve al Südtirol—
Era cresciuto nel settore giovanile della Juventus, come Claudio Marchisio, il suo compagno di squadra. Poi Masiello lo avevano mandato a farsi le ossa alla Lucchese, al Siena, al Genoa. Per lui tutti profetizzavano un grande avvenire. Era l’idolo della curva. E, a seconda dei giorni, anche il capitano. Il direttore sportivo Pradé, che all’epoca stava alla Roma, lo mise nella lista di acquisti possibili. Era il 2010. Ma l’elenco delle pretendenti per Masiello, in quegli anni, era lunghissimo. Se lo aggiudicò l’Atalanta, prima che venisse fuori la faccenda dell’autogol truccato. Masiello non fu il solo: fu uno scandalo che travolse altri giocatori, altre partite, altre squadre. Una Serie A noir. E piena di fango. E in molti, nei mesi dell’inchiesta, scrissero che Masiello aveva una maschera. A gennaio 2012 quando il difensore andò davanti al pm De Martino ci restò due ore: “Sono qui per rispondere a tutte le domande, non ho niente da nascondere”. Colantuono, l’allenatore dell’Atalanta, lo tenne a riposo. Prima della sfida contro la Juventus disse: “Andrea è da un po’ che lo vedo sotto stress, forse sta pagando psicologicamente”. La squalifica arrivò poco dopo. E Bari, per Masiello, diventò uno spazio da dimenticare. Nel 2023, per la 32ª del campionato di B, non si fece convocare anche se si giocava a Bolzano. “Qui ho trovato tanta fiducia. Qui ho trovato un paradiso”, aveva detto il giorno della sua presentazione. Un inferno privato però c’è stato (e c’è): a 946 chilometri, a 9 ore e 16 minuti di automobile.
il perdono di bergamo—
Masiello non è stato solo quell’autogol. Ha giocato anni (9) nell’Atalanta, arrivando anche in Europa (Champions compresa). A Bergamo, a un certo punto, lo hanno perdonato. La curva gli fece uno striscione: “In campo ti sei riscattato. La nostra maglia sempre sudata”. Ma certo lui del passato non volle più dire nulla pubblicamente. E anche molti dei giornalisti si accontentarono di risposte facili. A Prima Bergamo gli chiesero: “Andrea, il passato?”. E Masiello: “È passato”. Finì lì. L’Eco di Bergamo, invece, riuscì a scavare dentro l’uomo. Tant’è che Masiello raccontò i suoi anni difficili: “Ho scoperto una vita nuova, diversa. Ho ripensato ai miei errori, li ho capiti. E penso che adesso potrò far vedere chi sono per davvero. Mi sono rialzato, sento rabbia, forza, determinazione. Ma c’è una cosa a cui tengo più di tutte, prima di parlare del resto: le mie scuse a Bergamo, all’Atalanta, a Percassi, a Marino, ai miei compagni, alla gente”. Era il 2015. Prima fischiato, poi osannato. Per i bergamaschi è stato l’uomo che visse due volte. Andò anche a fare volontariato con don Resmini, un eroe a Bergamo quando si parla di altruismo e gentilezza. E quando Masiello ha lasciato la città, in molti hanno pianto. Compreso lui: “Ho vissuto momenti che non auguro mai a nessuno di poter vivere ma, qua a Bergamo, mi avete dato la possibilità di riformarmi, alzarmi e capire cosa significhi riabilitarsi come uomo e anche come calciatore”.
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fantasmi—
Il suo non è stato un viaggio, e nemmeno un calvario. Bari, invece, continua a essere un recinto in cui Masiello ha confinato un’altra vita, quella passata. In questi ultimi quattro anni le occasioni di affrontare il suo vecchio io sono state tante. Nell’estate del 2023, sempre con la maglia del Südtirol addosso, non giocò i play-off per salire nel massimo campionato: il Bari perse la prima partita, quella di andata (1-0). Vinse il ritorno e il Sudtirol venne eliminato. Dissero che Masiello si era infortunato nella partita precedente, contro la Reggina. Lo portarono anche in ospedale per accertamenti. Sui social non mancò l’ironia: ma come, proprio adesso che c’è il Bari ti fai male? E che nemmeno quella fosse stata una coincidenza fu chiaro nel campionato successivo, quello 2023-224: in nessuna delle due partite Masiello venne convocato. E così è accaduto dopo, nei campionati 2024-25 e persino nell’ultimo, il 2025-26. Alla fine il conto degli incroci tra Masiello e il Bari salgono a dieci. Non sono pochi in quindici anni. A un certo punto il caso sembrava essersi divertito abbastanza. Invece no. Il Südtirol dovrà giocare proprio contro il Bari il playout decisivo per evitare la Serie C. Masiello ha scelto di ritirarsi prima, lo ha annunciato la moglie con un post. La partita al San Nicola si giocherà il 15 maggio. Quindici anni dopo il fantasma dell’autogol di Masiello forse sarà ancora lì.
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