Il fenomeno di coloro che disturbano i giocatori o arrivano addirittura a minacciarli è un fenomeno reale, ma il sistema si regge sui soldi che arrivano dalle scommesse in tempo reale

Il caso degli scommettitori-disturbatori continua a tenere banco agli Internazionali. Lorenzo Musetti, interrogato sul tema, ha utilizzato parole nette: “Succede non solo in Italia, ma in ogni parte del mondo. È un problema che esiste da diversi anni e che continuiamo a vedere, specialmente in alcuni match in cui è piuttosto evidente che ci siano persone del pubblico che hanno scommesso e che tifano per chi magari in quel momento non è il favorito di casa, oppure disturbano il gioco. L’unica cosa che possiamo fare è cercare di evitare queste persone. Sicuramente l’Atp deve fare qualcosa e predisporre misure di sicurezza che possano controllare meglio quello che succede sugli spalti, perché noi in campo non possiamo fare molto”.

minacce—  

Il fenomeno preoccupa perché non si limita agli spettatori rumorosi e maleducati durante le partite. Sono sempre più numerose le denunce di giocatori che subiscono minacce di morte: l’italiana Lucrezia Stefanini, di recente, è stata tempestata addirittura su WhatsApp di messaggi minatori provenienti da un numero privato. Il tennis è il terzo sport al mondo, dopo calcio e basket, per volume di scommesse, con un’incidenza crescente del live betting, cioè delle puntate effettuate durante il match, mentre le quote cambiano in tempo reale. E il betting è diventato un settore cruciale per l’organizzazione del tour.

soldi—  

La chiave economica è evidente e sta nei numeri. Va fatta una premessa: il giro d’affari dei tornei del circuito professionistico viene gestito in parte dagli organizzatori locali e in parte dall’Atp (o dalla Wta per il settore femminile). Gli organizzatori degli eventi – Federazione Italiana Tennis e Padel e Sport e Salute nel caso degli Internazionali – controllano biglietteria, sponsorizzazioni e attività commerciali connesse al matchday (food and beverage, negozi). L’Atp, invece, gestisce direttamente le sponsorizzazioni centralizzate, i diritti tv, i dati e il live streaming destinato al betting. Leggendo l’ultimo bilancio disponibile, relativo al 2024, si scopre che il fatturato di 363 milioni di dollari si compone così: 34 milioni dai diritti tv, 63 milioni dalle fee pagate dai tornei, 68 milioni dalle sponsorship e ben 194 milioni da dati e live streaming per il betting (più altri 4 milioni di proventi vari). Emerge chiaramente come quest’ultimo segmento sia ormai cruciale, al punto da rappresentare il 53% della torta complessiva. Mentre i diritti televisivi – a differenza del calcio – rappresentano una quota relativamente ridotta del business tennistico e, soprattutto quelli dei media tradizionali, si sono ormai stabilizzati, negli ultimi anni sono invece schizzati i ricavi del comparto dati e live streaming per il betting, gestito da Tennis Data Innovations, joint venture tra Atp, che ne possiede l’80% e ne consolida i ricavi, e Atp Media (20%). Parliamo di una crescita del 506% nell’arco di cinque anni: dai 32 milioni del 2019 ai 194 del 2024, esercizio in cui è entrata in vigore la nuova partnership di sei anni con Sportradar, che distribuisce a livello globale i diritti legati al betting, offrendo agli scommettitori servizi di nuova generazione e funzionalità sempre più personalizzate e coinvolgenti. Un trend che dimostra l’importanza del betting per il sistema, che non può essere messo in discussione da pochi rumorosi disturbatori.