di
Luigi Ippolito

Acciaio nazionalizzato, il ritorno della mobilità giovanile con l’Europa, alcuni segnali di disgelo sul mercato unico: così il premier britannico prova a rilanciare il mandato dopo una sconfitta alle amministrative

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Un Keir Starmer rilassato, in camicia bianca, senza né giacca né cravatta, ha pronunciato forse il discorso più importante della sua carriera, nel tentativo di salvare la sua posizione di primo ministro, sempre più in bilico. Bisognerà vedere, nelle prossime ore e giorni, se le sue parole basteranno a convincere quanti, nel partito laburista, intendono sbarazzarsi di lui dopo la disastrosa sconfitta subita alle elezioni amministrative della scorsa settimana: ma intanto ha mostrato di aver capito la lezione e di essere pronto a imprimere una accelerazione alla sua azione di governo. 

«I cambiamenti graduali non bastano più», ha detto: e così ha annunciato la nazionalizzazione dell’industria britannica dell’acciaio e, soprattutto, l’intenzione di riportare «la Gran Bretagna al cuore dell’Europa». 



















































La Brexit ci ha reso «più poveri e più deboli», ha affermato Starmer, attaccando Nigel Farage per il suo rifiuto di affrontare le conseguenze «dell’unica politica che è riuscito a realizzare». 

Sul piano concreto, l’unico passo certo è il ritorno della mobilità giovanile, per consentire agli under 30 di studiare e lavorare in Europa (e lo stesso vale per gli europei, che potranno andare in Gran Bretagna): ma quando gli è stato chiesto se continuava a escludere il rientro nel mercato unico e nell’unione doganale, per la prima volta ha glissato, dicendo che non intende «ricombattere le battaglie del passato». 

Un segno che la riflessione sull’Europa, all’interno del suo governo, si sta spingendo più in là di quanto non venga detto pubblicamente. Starmer si è assunto la responsabilità di una sconfitta elettorale che «fa male», ma ha insistito che non è il momento di cambiare leadership, perché viviamo «in momenti pericolosi»: più volte ha richiamato il caos dei continui cambi di premier dei recenti governi conservatori, ammonendo i colleghi laburisti a non incamminarsi sulla stessa strada. 

«Abbiamo azzeccato le scelte politiche fondamentali», ha rivendicato, a partire dalla decisione di non intervenire nella guerra in Iran: ma ha riconosciuto che fare le cose giuste non basta, bisogna anche saperle inserire in una cornice, perché il Paese «ha bisogno di speranza». Starmer sembra insomma essersi reso conto che il maggior difetto del suo governo è la mancanza di una narrativa, di un progetto: e a ogni passaggio ripeteva «questa è la scelta del Labour», a sottolineare che non si accontenta più di una gestione dell’esistente. Sarà stato abbastanza convincente? A Londra sono ore di suspense.

11 maggio 2026 ( modifica il 11 maggio 2026 | 13:14)