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Redazione Milano

Garlasco, Tizzoni, legale dei genitori di Chiara: «La loro collaborazione è sempre stata massima, oggi sono dispiaciuti e demoralizzati». I difensori dell’ex fidanzato: «La sentenza di condanna è stata disintegrata»

«La Procura di Pavia si è accanita nel cercare di sconfessare quanto già stabilito nelle aule di giustizia» con la condanna definitiva di Alberto Stasi, accusato di aver ucciso l’allora fidanzata Chiara Poggi. ». Così Gian Luigi Tizzoni, il legale della famiglia Poggi, commenta gli atti depositati dai pm pavesi nell’ambito dell’indagine, chiusa da poco, a carico di Andrea Sempio. E la Procura si sarebbe accanita, aggiunge l’avvocato, «anche in maniera abbastanza deludente perché quello che leggo è un lavoro che può sembrare mastodontico ma che non va a colpire i punti centrali della vicenda. Opposta la posizione degli avvocati di Stasi che ora chiedono di «accelerare i tempi della revisione della condanna di Alberto»

«La casa dei Poggi è sempre stata messa a disposizione, la collaborazione è sempre stata massima e doverosa – continua Tizzoni -. Diciamo che oggi sono particolarmente dispiaciuti e demoralizzati nell’aver visto come questa inchiesta è stata unidirezionale, volta sostanzialmente a sconfessare la responsabilità di Stasi che è stata accertata nel Palazzo di Giustizia di Milano, poi in Cassazione, confermata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo».



















































Il legale respinge l’idea degli investigatori di presunte commistione con i Sempio. «Se delle famiglie si conoscono, continuano a conoscersi e continueranno a conoscersi. Qui tutte le volte ci si dimentica che sono persone che vivono in un piccolo paese, che avevano delle frequentazioni anche contingenti, non mi risulta che si siano frequentati durante quest’indagine» aggiunge. «Abbiamo sempre avuto interlocuzioni chiare e trasparenti con tutte le autorità giudiziarie, inclusa la Procura di Pavia alla quale, quando c’è stato detto di fornire della documentazione, abbiamo prontamente risposto».

«Non vedo spazio per una revisione – sostiene Tizzoni -, né dalla consulenza medico-legale della dottoressa Cattaneo, né dalla consulenza informatica di Dal Checco, né dalle consulenze del Ris per quanto riguarda la Bpa», ovvero l’analisi delle tracce ematiche sulla scena del crimine per ricostruire la dinamica dell’omicidio di Chiara. «L’unico tema che rimane da esplorare, e a me dispiace, è l’impronta 33», quella sul muro delle scale che portavano in cantina, in fondo alle quali è stato trovato il corpo senza vita della ragazza. «Avevo chiesto di sottoporla in incidente probatorio», che si è tenuto l’anno scorso, «e di farla verificare da un perito terzo», cosa che però non è avvenuta. «Il nostro dattiloscopista e, leggo negli atti, anche altri, hanno forti perplessità che l’impronta 33 abbia il numero di minuzie per essere attribuita non a Sempio ma a chicchessia».

Opposta la lettura degli avvocati di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, secondo i quali la Procura di Pavia, «mediante un’imponente ed articolata attività investigativa, ha letteralmente disintegrato la sentenza di condanna di Alberto, evidenziando una serie lunghissima di nuovi elementi di prova che dimostrano l’assoluta innocenza». Per loro quello che è emerso è un «quadro», che «coinvolge numerosi soggetti», «spaventoso e gravissimo, avendo fortemente inciso, tra l’altro, sul diritto di Stasi di dimostrare prima la propria innocenza». Quadro che sarò «oggetto di separata valutazione». La difesa ora lavora «per accelerare i tempi della revisione».


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11 maggio 2026 ( modifica il 11 maggio 2026 | 14:39)