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Redazione Economia

È il secondo più grande rubino estratto da Mogok, il cui valore non è stato dichiarato ma si stima milioni di dollari. L’industria delle pietre preziose è una fonte di finanziamento cruciale per il regime militare birmano

Dal Myanmar giunge la notizia di una rara scoperta: un enorme rubino da 11 mila carati, uno dei più grandi mai rinvenuti nel Paese del sud-est asiatico, dal colore molto brillante. Estratto dalla regione di Mogok – nota infatti anche come «valle dei rubini» – nel nord del Myanmar, questo rubino è «eccezionalmente grande, raro e difficile da trovare», come ha dichiarato il nuovo governo in carica, sostenuto dall’esercito, che in un comunicato dello scorso 8 maggio ne ha annunciato ufficialmente il ritrovamento.

Il secondo rubino più grande in Myanmar

«Il gigantesco rubino ha un colore rosso-violaceo con sfumature giallastre ed è considerato di elevata qualità cromatica», ha aggiunto l’esecutivo, citato dai media statali. Il Myanmar, attanagliato da una guerra civile in corso da 5 anni, è molto rinomato per le sue pietre preziose. Si tratta di una pietra preziosa, che però non supera il record del Paese, risalente al 1996, con la scoperta nella stessa area di un rubino scoperto da 21.450 carati e 4,3 kg. Questa pietra è più preziosa «per il suo colore superiore, la sua purezza e la sua qualità complessiva», hanno sottolineato le autorità.



















































Il valore della gemma

Non è stato fornito il valore preciso della pietra preziosa, ma sono molti i media internazionali che hanno elaborato delle stime non ufficiali. Tra le più diffuse si è parlato di un valore minimo di 500 dollari al carato, per un totale di 5,5 milioni di dollari. Quando la qualità e la purezza raggiungono livelli così elevati, però, sui mercati internazionali rubini del genere possono arrivare a quotazioni fino a 50 mila dollari al carato, portando il valore complessivo ad alcune centinaia di dollari.

Il finanziamento alla guerra civile

Il Myanmar è governato da una giunta militare dal colpo di stato del febbraio 2021, che ha scatenato una guerra civile. Mogok, nella regione di Mandalay, è un’area fondamentale per l’industria estrattiva del Myanmar – dove vengono prodotti il 90% dei rubini mondiali. Da circa due anni, precisamente da luglio 2024, la città è piegata dai frequenti scontri tra l’esercito birmano e il Ta’ang national liberation army (Tnla), formazione armata della minoranza etnica Palaung.

L’industria delle pietre preziose rappresenta una fonte di finanziamento cruciale sia per la giunta militare sia per i gruppi armati etnici che combattono per l’autonomia. Secondo l’organizzazione britannica Global Witness, al picco della produzione il settore gemme ha generato tra 346 e 415 milioni di dollari all’anno, sebbene gran parte del commercio avvenga attraverso canali illeciti.

Il regime militare birmano

Come scrive Agi, Molte organizzazioni che tutelano i diritti umani hanno lanciato delle campagne internazionali per fare in modo che i gioiellieri boicottino i rubini birmani, chiamati anche «sangue del piccione», proprio per evitare che quelle operazioni economiche finanzino le attività illecite e violente del regime militare. Intanto, non è chiaro se la pietra preziosa sarà messa in vendita sui mercati internazionali, contrastando le pressioni a livello umanitario, oppure lo stesso regime deciderà di tenero come simbolo di potere e controllo territoriale.

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11 maggio 2026