di
Franco Stefanoni
Il sindaco: «Si tratta di un interrogativo urgente: cosa significa oggi ereditare quella ricostruzione?». Applausi per Mattarella
«Celebrare gli ottant’anni» della riapertura del Teatro alla Scala dopo la ricostruzione seguita ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale «non è un esercizio nostalgico, ma un interrogativo urgente: cosa significa oggi ereditare quella ricostruzione? Le istituzioni presenti in questa sala portano responsabilità precise, la responsabilità di rappresentare l’Italia, Milano e l’Europa certamente, ma anche la responsabilità di difendere non soltanto la Scala o l’arte, oggi si tratta di difendere la democrazia». Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, intervenendo dal palco del teatro Piermarini, dov’è si svolge la cerimonia per l’80esimo anniversario del concerto di riapertura della Scala.
«Ricordo un grande direttore d’orchestra che una volta disse “un teatro dell’opera è sempre un’impresa impossibile che funziona”», ha aggiunto il sindaco di Milano, «la stessa cosa potremmo dire della democrazia: continuiamo a rendere possibile l’impossibile». Il primo cittadino milanese ha poi citato le parole di Giuseppe Verdi che, «non a caso, è il compositore che più di ogni altro ha incarnato l’identità di questa nazione nel suo periodo di formazione». Ebbene, «Verdi scrisse: “Torniamo all’antico, sarà un progresso”. Questo è un paradosso che nasconde una verità straordinaria: il progresso autentico non è rottura con tutto ciò che è stato, bensì fedeltà alla parte migliore di se stessi. La democrazia che intendiamo tutti difendere è un processo continuo che si rinnova, altrimenti semplicemente non è democrazia, ma la sua ombra. Ottant’anni dopo “dobbiamo restare fermi dalla parte giusta. E la parte giusta è questa, la parte della bellezza, dell’arte e del coraggio civile, che l’11 maggio 1946 risuonò in questa sala”».
Uno scrosciante applauso e le grida di «bravo bravo» hanno invece accolto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al suo ingresso in platea alla Scala per il concerto degli 80 anni dalla riapertura. Il pubblico, che si era poco prima alzato per salutare l’ingresso della senatrice a vita Liliana Segre, lo ha atteso in piedi e in piedi lo ha salutato, sedendosi poi solo al termine dell’esecuzione dell’inno.
Presenti anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il presidente del Consiglio regionale Federico Romani, l’eurodeputata ed ex sindaca di Milano Letizia Moratti, la senatrice a vita Liliana Segre e il senatore a vita Mario Monti. Nella stessa fila, oltre al sindaco Sala, il sovrintendente della Scala Fortunato Ortombina, il prefetto Claudio Sgaraglia, il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi Cannella, il presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo Fedele Confalonieri e la Console Generale dell’Uruguay e decana del Corpo Consolare di Milano Veronica Crego.
Tra gli altri ospiti attesi anche il compositore premio Oscar Nicola Piovani, rettori universitari come Elena Beccalli per l’Università Cattolica, Valentina Garavaglia per lo Iulm e Marina Brambilla per l’Università Statale, insieme al presidente della Camera di commercio Carlo Sangalli e ai componenti del consiglio di amministrazione della Scala Diana Bracco, Francesca Rizzoli, Claudio Campora. Il concerto è diretto da Riccardo Chailly e riporterà il teatro al maggio del 1946, quando Arturo Toscanini inaugurò la Scala ricostruita dopo le distruzioni della guerra.
Alle parole di Sala sono seguite quelle di Ortombina: «Se la Scala è ancora la Scala credo di poter dire che è grazie al fatto che ogni giorno tutti gli artisti e i lavoratori della Scala sentono la responsabilità del grande sacrificio che allora fu fatto per loro». «Da parte dell’orchestra, del coro, del corpo di ballo e da tutti i lavoratori della scala, anche da chi lavora lontano da qui, un saluto a tutti, al presidente della Repubblica, al presidente del Senato, al presidente della Corte costituzionale, al sindaco di Milano, al presidente Attilio Fontana, al senatore Mario Monti e alla senatrice Liliana Segre. Abbiamo la famiglia d’Acquarone, discendenti di Toscanini e in sala con noi ci sono alcuni spettatori che erano presenti quella volta, tra cui un signore di 96 anni che oggi compie gli anni. L’ultima bomba», ricorda Ortombina, «cade su Milano il 7 aprile del 1946, sappiamo quanto fosse in ginocchio la città. Ma quella sera c’erano persone che portavano i bambini alla Scala. E questo ci fa capire la civiltà di questa città, quanto l’essenza della Scala e l’essere Milano si apprende con il latte materno».
11 maggio 2026 ( modifica il 11 maggio 2026 | 16:45)
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