Una nuova “Gloria” per Umberto Tozzi, con il brano più iconico della sua lunga e fortunata carriera che ora è anche il titolo di un musical, di cui firma la direzione musicale, che esordirà il 23 ottobre al teatro degli Arcimboldi di Milano per arrivare il 16 dicembre a Roma all’Auditorium Conciliazione e in tour per l’Italia, prodotto dalla Golden Star con la regia di Andrea Maia e Toni Fornari e con Valeria Mancini, già vista ad “Amici di Maria De Filippi”, nel ruolo del titolo.
Soddisfatto per la scelta della giovane protagonista?
«Lei è la nostra Gloria, in ogni senso… Non era facile scegliere fra le circa 650 audizioni fatte per trovarla, ma sono convinto che ha tutti i requisiti per diventare una star e non solo la protagonista del nostro musical. Poi, per una carriera di successo servono due ingredienti, il talento da solo non basta, occorre anche la fortuna: spero che li abbia tutti e due, sia lei sia questo musical che mi auguro possa arrivare in alto, fino a Broadway».
Nello spettacolo si ascoltano ben 21 brani del suo repertorio, da “Ti amo” a “Notte rosa”, da “Tu” a “Stella stai” e ovviamente “Gloria”, quasi un concerto?
«Ma non è un juke-box, il ricorso alle canzoni è il modo per legare musicalmente la storia, per far da collante al racconto, anche se certamente ogni singolo brano regala un’emozione».
Le canzoni di oggi saranno ricordate come i successi degli anni che hanno caratterizzato la sua carriera artistica?
«Ho avuto la grande fortuna di vivere in un momento storico italiano e mondiale di grande creatività dal punto di vista musicale: gli anni ’60-’70-’80 hanno goduto di personalità artistiche probabilmente irripetibili.
Perché oggi no? La ragione dipende da tanti fattori, ma sicuramente una volta i giovani artisti erano più “accompagnati” nel loro percorso da persone competenti, dal punto di vista musicale e discografico».
La ricetta per essere un cantante di successo?
«Il primo “segreto” è divertirsi il più possibile, per poter poi trasferire questo divertimento personale anche al pubblico. Nella mia lunga carriera ho sempre cercato di emozionarmi, di farmi venire la pelle d’oca».
C’è un suo brano che secondo lei non ha avuto il successo che meritava di avere?
«Sì: è “Il grido”, per me la migliore fra le mie produzioni, che è coincisa però con un flop dal punto di vista discografico».
L’idea di fare un musical, con le sue canzoni più iconiche oppure con brani composti “ad hoc”, è mai balenata nella sua mente?
«No, però ho sempre detto che se avessi trovato un pazzo che mi proponeva di fare lui un musical con i miei pezzi gli avrei detto di sì… e il pazzo è arrivato. Piuttosto, mi sarebbe piaciuto comporre la colonna sonora per un film, ma ancora nessuno me lo ha chiesto: ma è ancora in tempo per farlo…».
Lei era un titolare della Nazionale Cantanti di calcio: c’è più gioia nel cantare o nel segnare una rete in partita?
«Il momento del goal è un’emozione indescrivibile: ma io sono stato doppiamente fortunato, perché ho avuto modo di fare goal anche con la musica».
Ultimo aggiornamento: martedì 12 maggio 2026, 05:00
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