di
Viviana Mazza
Intervista al portavoce del segretario di Stato americano Rubio: l’Onu deve essere pronta ad agire
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK
La visita del segretario di Stato Rubio in Italia è avvenuta nel contesto delle dichiarazioni del presidente Trump che ha detto che «l’Italia non c’era quando ne avevamo bisogno» e pensa al ritiro di alcuni soldati dalle basi in Italia, ma è stata anche un tentativo «franco e costruttivo» di dialogo. Quali sono i risultati della visita? Cosa vuole l’America dall’Italia come alleato?
«Come ha detto il segretario di Stato dopo gli incontri, ci sono cose su cui pensiamo che tutti dovremmo essere d’accordo: che il regime iraniano non debba avere un’arma nucleare, che non è possibile che un Paese decida chi usa una via marittima internazionale, che non è qualcosa che possiamo normalizzare. Quindi la domanda è: che cosa si farà in proposito?», dice, in un’intervista esclusiva con il Corriere, Thomas Pigott, il portavoce del segretario di Stato, appena rientrato a Washington da Roma.
«Il presidente Trump è il primo da decenni ad agire mentre questa minaccia del regime continuava a crescere e, come abbiamo visto, non ha fatto mistero della sua delusione ma alla fine, come ha detto il segretario di Stato, siamo stati in grado di avere conversazioni costruttive sulle aree su cui possiamo operare insieme o che devono essere affrontate, per assicurarci di lavorare verso certi principi. Le conversazioni sono state costruttive, positive, franche avanti e indietro su molti temi e penso che il punto sia di cercare dei modi per lavorare insieme. È quello che fanno gli alleati e i partner: diciamo ciò su cui siamo in disaccordo e troviamo i modi per affrontare i problemi insieme a beneficio di entrambi i Paesi».
C’è uno stallo sull’Iran. Rischia di riaprirsi una guerra?
«Il presidente Trump è stato chiaro sui suoi obiettivi fin dall’inizio: il regime non può avere un’arma nucleare. Decimare le loro forze militari, aeree, navali, missilistiche è un obiettivo su cui abbiamo visto risultati decisivi, e il mondo è già più sicuro grazie a Furia Epica, ma il presidente è stato chiaro: vuole ottenere il suo obiettivo. Ed è importante anche il contesto più ampio dello sforzo diplomatico: c’è stata diplomazia all’inizio di questa amministrazione, poi l’operazione Midnight Hammer, poi la porta della diplomazia si è riaperta, poi Furia Epica e di nuovo la diplomazia. Ma non dubitate che il presidente si assicurerà di vedere il suo obiettivo realizzato: il regime iraniano non può avere un’arma nucleare».
Rubio ha visto il premier del Qatar sabato: può aiutare con l’Iran? E la mediazione cinese può aiutare?
«Continuiamo il dialogo con vari partner e Paesi nel mondo… Dopo i risultati di Furia Epica, è in atto Furia Economica, ovvero lo sforzo per assicurarci che non arrivino centinaia di migliaia di dollari al regime, incluso il blocco di porti e navi iraniane, la massima pressione, le sanzioni sul finanziamento di attività nefaste. Gli Stati Uniti hanno tutte le carte. Il presidente vuole una soluzione diplomatica».
Il dipartimento di Stato ha inviato un cablogramma alle ambasciate Usa all’estero chiedendo supporto per una coalizione chiamata Maritime Freedom Construct per ripristinare la navigazione nello Stretto di Hormuz: ne avete parlato con l’Italia perché aiuti?
«Questo ci riporta al principio guida secondo cui non va normalizzato che un Paese possa decidere quali altri Paesi possano usare una via marittima internazionale. E il segretario di Stato ha detto alla stampa in Italia che è qualcosa su cui possiamo essere d’accordo. Ma un punto che riguarda l’Italia e altri Paesi è che, se possiamo essere d’accordo, dovremmo trovare il modo per assicurarci di essere all’altezza di quel principio. Che cosa faremo per assicurarci che un Paese non possa decidere chi usa una via marittima internazionale?».
E ritenete importante passare per l’Onu, con la risoluzione che state co-sponsorizzando in proposito?
«Uno dei punti presentati dal segretario di Stato e dall’ambasciatore Waltz è che vogliamo che le Nazioni Unite tornino ai fondamentali e che facciano quindi le cose per le quali sono state create: essere quel forum in cui possiamo trovare soluzioni e difendere certi principi se necessario. Nel caso di una dichiarazione chiara che dica che un Paese non può decidere chi usa una via marittima internazionale, ci aspetteremmo che l’Onu agisse e dichiarasse che non può accadere. È quello che viene chiesto qui ed è anche fondamentalmente un test per le Nazioni Unite».
11 maggio 2026 ( modifica il 12 maggio 2026 | 07:24)
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