A metà degli anni Sessanta, il prestigioso attore e regista Clint Eastwood non era ancora riuscito a far decollare la propria carriera. Il suo debutto cinematografico era avvenuto un decennio prima con un piccolo ruolo nel titolo di serie B Tarantola (Jack Arnold, 1955), in cui appariva nei panni del pilota che bombarda il ragno mostruoso nel finale della pellicola. Tuttavia, nonostante i costanti sforzi, il suo volto inespressivo e il suo tono di voce lo tenevano lontano dagli standard interpretativi ricercati dalla Hollywood dell’epoca.

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Dopo diversi tentativi frustrati, Eastwood trovò spazio sul piccolo schermo, dove riuscì a diventare il protagonista di una serie di un certo prestigio, Gli uomini della prateria, un western d’avventura in cui interpretava Rowdy Yates, giovane cowboy che, insieme al suo socio, deve guidare centinaia di capi di bestiame dal Texas al Kansas. Fu proprio questo prodotto televisivo a legare indissolubilmente l’immagine di Eastwood al genere western.
L’incontro con Sergio Leone e la nascita di un mito
Qualche anno più tardi, il regista italiano Sergio Leone contattò Eastwood per proporgli il ruolo di protagonista nella trilogia spaghetti western che aveva intenzione di dirigere. L’agente di Eastwood gli raccomandò di rifiutare l’offerta, considerandola un “passo falso”, poiché all’epoca solo gli attori con la carriera in declino accettavano ruoli nelle produzioni italiane. Tuttavia, Eastwood decise di accettare e, dopo aver recitato nella trilogia del dollaro, divenne uno degli attori più famosi al mondo, tornando a Hollywood dalla porta principale.

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È stato lo stesso Eastwood a raccontare un episodio emblematico di quel periodo: “Ci intrufolammo nel giardino di una casa privata per abbattere un albero e il vicino ci colse in flagrante”. Lo ha fatto ricordando le singolari riprese di quelle produzioni durante un intervento nel documentario A Few Weeks in Spain (Michael Arick, 2007), dove l’interprete ha svelato un curioso aneddoto dal set di Per un pugno di dollari (Sergio Leone, 1964).

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“Stavamo girando ad Almería e Leone aveva bisogno di un albero con una corda. Voleva la corda solo come simbolo del fatto che io fossi a cavallo; è una scena che si trova alla fine del film. Non riuscivamo a trovare l’albero adatto, finché non ne vedemmo uno vecchio nel cortile di un vicino. L’albero era secco, ma si trovava in un giardino privato. Così, all’improvviso, decisero di entrare. Leone mandò la troupe e abbatterono l’albero. A quel punto apparve il proprietario urlando: ‘Ma cosa state facendo!’. E Leone gli rispose: ‘Siamo del Ministero delle Strade. Questo albero è un pericolo, potrebbe cadere sulla carreggiata e ferire qualcuno, quindi abbiamo dovuto tagliarlo’. Il proprietario disse: ‘D’accordo’, e se ne andò. Questo era il tipo di creatività che aveva”.