L‘Eurovision Song Contest 2026 si apre oggi a Vienna in un clima che va ben oltre le solite polemiche da televoto. A gettare un’ombra sull’edizione è un’inchiesta del New York Times costruita su documenti interni dell’EBU, dati di voto non divulgati pubblicamente e più di cinquanta interviste. Il quadro che emerge è quello di una campagna governativa pluriennale condotta da Israele per trasformare la più seguita competizione musicale al mondo in uno strumento di diplomazia pubblica, di soft power.
Secondo il giornale americano, infatti, l’impegno istituzionale israeliano attorno all’Eurovision risale almeno al 2018 – l’anno in cui il Paese vinse la gara – ma ha subito un’accelerazione significativa dopo l’inizio del conflitto a Gaza, quando in Europa si sono moltiplicate le pressioni per escludere Israele dalla competizione. In quel contesto, stando all’inchiesta, il governo guidato da Benjamin Netanyahu avrebbe ritenuto che un buon risultato al concorso potesse dimostrare che il Paese conservava simpatie nel pubblico europeo, nonostante le proteste di piazza, le campagne di boicottaggio e le accuse di crimini di guerra.
La spesa documentata supera il milione di dollari in attività di marketing legate all’Eurovision. Solo per l’edizione 2024 di Malmö, in Svezia, sarebbero stati stanziati oltre 800.000 dollari specificamente per la «promozione del voto», con fondi in parte riconducibili all’ufficio hasbara di Netanyahu, la struttura governativa che gestisce la comunicazione pubblica di Israele all’estero. Le campagne, sempre secondo il New York Times, comprendevano pubblicità multilingue coordinate tra ambasciate israeliane e gruppi pro-Israele attivi in Europa, con inviti espliciti a votare ripetutamente per i rappresentanti del Paese. Lo stesso Netanyahu, nel 2025, aveva pubblicato sui propri profili social un appello a votare venti volte – il massimo allora consentito dal regolamento – per Yuval Raphael, in gara per Israele.
Uno dei dati più discussi dell’inchiesta riguarda la vulnerabilità strutturale del sistema di voto. Il New York Times ha calcolato che, in Spagna – dove i sondaggi registravano un’ampia opposizione all’operazione militare israeliana a Gaza – Raphael ha vinto il televoto con oltre 47 mila preferenze. Secondo l’analisi del giornale, sarebbero stati sufficienti meno di 500 elettori coordinati, ciascuno al massimo dei venti voti disponibili, per garantirsi il primo posto nel Paese. La stessa dinamica, potenzialmente, si sarebbe potuta replicare in altri mercati. Detto questo, il New York Times precisa che non esistono prove dell’utilizzo di bot o altri metodi illeciti per manipolare i risultati.
Il direttore dell’Eurovision, Martin Green, aveva già riconosciuto in precedenza che la campagna israeliana del 2025 era stata «eccessiva», ma aveva escluso che avesse inciso sull’esito finale, sia nell’edizione vinta dalla Svizzera nel 2024 sia in quella del 2025, dove Raphael si era classificata seconda. Tuttavia, il New York Times sostiene che l’EBU, l’European Broadcasting Union, ha fornito alle emittenti partecipanti soltanto dati aggregati di alto livello, senza consentire un’analisi approfondita dei flussi di voto.
Secondo l’EBU né il quinto posto ottenuto da Eden Golan nel 2024, né quello raggiunto da Yuval Raphael nel 2025 sarebbero stati condizionati da tali campagne.
La pressione accumulata ha comunque prodotto alcuni cambiamenti. Cinque Paesi – Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Spagna e Slovenia – hanno scelto di non partecipare all’edizione 2026 di Vienna. Con un voto a scrutinio segreto, le emittenti rimaste hanno approvato una modifica regolamentare che riduce da venti a dieci il numero massimo di voti per spettatore. Il cambiamento non sembra però aver prodotto gli effetti sperati: nelle scorse ore, l’EBU ha emesso un avvertimento formale nei confronti di KAN, l’emittente israeliana, dopo che il team di Noam Bettan – il rappresentante israeliano al 2026 – aveva diffuso video in più lingue invitando il pubblico a votare dieci volte. I contenuti, ha comunicato l’organizzazione, violano le nuove norme e sono stati rimossi.