Tante le scelte sbagliate, dirigenti in discussione: la loro permanenza che fino a qualche tempo fa pareva scontata, adesso non lo è più


Andrea Ramazzotti

Giornalista

12 maggio – 10:05 – MILANO

La parola d’ordine, il giorno dopo, è stare uniti e concentrare tutte le energie per centrare l’obiettivo stagionale, ovvero la qualificazione alla prossima Champions League. Dopo la fine del campionato verrà il tempo delle considerazioni sul futuro e il risultato finale non sarà l’unico parametro preso in considerazione per definire chi farà parte del Milan del domani. Gerry Cardinale è deluso dalla prestazione con l’Atalanta, dalla piega che ha preso la stagione e dalle scelte fatte sul mercato dalla dirigenza. Dopo la vittoria nel derby dell’8 marzo, il numero uno di RedBird non si aspettava una simile flessione. Anzi, un crollo verticale. Inevitabile adesso per lui riflettere su cosa ha smesso di funzionare e su chi farà parte del progetto che ha in mente. Perché la voglia di vincere alla guida del club di via Aldo Rossi non l’ha persa. Ha investito e investirà ancora. Resta da capire con quali uomini a Casa Milan e a Milanello. Tradotto: resteranno l’ad Furlani, il ds Tare, il dt Moncada e l’advisor Ibrahimovic? La risposta a questa domanda, che fino a qualche settimana fa sembrava (quasi) scontata, ora non lo è più.

messaggio a max—  

Cardinale sa bene che, nonostante i 7 punti conquistati nelle ultime 8 giornate, il Milan è ancora padrone del suo destino e con 2 successi contro Genoa e Cagliari l’ingresso nelle prime quattro sarebbe certo. È con spirito costruttivo che ieri ha inviato messaggi ai dirigenti e ad Allegri, con il quale c’è un filo diretto forte che è stato confermato pure in una giornata complicata come quella post ko con la Dea. Stima Max che ha un contratto con il Diavolo fino al 30 giugno 2027 (rinnovo automatico fino al 2028 in caso di qualificazione alla Champions). Per andare avanti insieme però ci vuole condivisione sul futuro. E Allegri è ambizioso.

delusione—  

Difficile per Cardinale nascondere il disappunto per come Maignan e compagni stanno rovinando una stagione fino a marzo molto buona. Al tempo stesso, però, è consapevole che questo è il momento di non perdere la bussola. Essere lontano da Milano lo aiuta a valutare con più sangue freddo la situazione, ma le persone a lui vicine lo descrivono tutt’altro che distaccato. A Cardinale non piace perdere (eufemismo…) e si aspetta di vedere un altro Milan domenica al Ferraris e poi a San Siro contro i sardi. Se quel giorno sarà presente al Meazza, lo deciderà nei prossimi giorni. Dipenderà anche da considerazioni di natura ambientale (la protesta del popolo rossonero) perché il focus deve essere solo sulla squadra e niente deve disturbarla. Non vuole che il progetto si sfaldi, con tutto quello che ne conseguirebbe sia a livello di scelte nell’area sportiva (il rischio di dover ripartire da zero, con nuovi dirigenti e un nuovo tecnico) sia a livello economico (altra stagione senza i proventi della Champions e altro bilancio chiuso in passivo, a meno di cedere uno o due big).

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europa con quale guida—  

Il prossimo anno il Milan tornerà a giocare le coppe europee, ma la differenza tra presentarsi ai nastri di partenza della Champions, dell’Europa League o addirittura ai preliminari di Conference League è enorme. Il brand rossonero ha bisogno della Champions. Il bilancio e la tifoseria anche. Tutto il resto vorrebbe dire ridimensionamento delle ambizioni a breve termine. Perché ripartire con gli stessi uomini nelle posizioni chiave della società, facendo finta che il 2025-26 non sia esistito, sarebbe impossibile o quanto meno complicato. Anche perché, chi più chi meno, i dirigenti hanno tutti delle responsabilità. Nel calcio e nello sport in generale l’esito di un paio di partite possono cambiare molte cose. Magari gettare un fascio di luce su un mondo milanista ripiombato improvvisamente nel buio dei risultati deludenti. Cardinale lo spera. Per i tifosi, per la società e per il progetto che ha varato con l’ingaggio di Allegri. Trovare un tecnico più vincente di Max, uno più abituato a portare a casa gli obiettivi fissati sarebbe complicato. Se dovrà farlo, e contemporaneamente individuare dirigenti che lo assistano nella ricostruzione, lo farà. Spera sempre che non sia necessario intervenire in maniera drastica. Perché nelle sue aziende ritiene la continuità del management importante. Ora però prima di tutto c’è da salvare il salvabile e l’unico modo, secondo Cardinale, è restare tutti uniti e remare nella stessa direzione. Il tempo per interrogarsi sulle ultime finestre di mercato (non solo le ultime due…) che non hanno rafforzato la squadra o sull’attuale crisi verrà dopo il 24 maggio.