«Questo spettacolo racconta la condizione di estrema solitudine in cui molti si trovano ed è drammaticamente attuale». Sabrina Knaflitz, spiega cosa significa per lei tornare al personaggio di Teresa, «una donna fantasiosa, ma segnata dal peso di una vita difficile». In scena dal 14 al 17 maggio al Teatro de’ Servi, Carta straccia porta la firma autoriale di Mario Gelardi. La regia è di Pino Strabioli, che interpreta anche il personaggio di Agostino, il fratello di Teresa.

Ispirato a Le sorelle Materassi di Aldo Palazzeschi – romanzo del 1934 da cui, nel 1972, Mario Ferrero avrebbe realizzato lo storico sceneggiato televisivo con Sarah Ferrati, Rina Morelli, Nora Ricci e Giuseppe Pambieri, lo spettacolo è anche l’occasione per parlare dell’importanza dei legami familiari (Sabrina Knaflitz è la moglie di Alessandro Gassmann e la madre di Leo Gassmann) e del valore della solidarietà, «in un mondo in cui si tende alla separazione e all’abbandono».

Cosa resta del romanzo di Palazzeschi? «Il motivo del turbamento provocato dall’arrivo di un nipote, Remo, figlio di un’altra sorella (qui interpretato da Mauro De Fusco, ndr). Lui è un seduttore che capisce subito come sfruttare la solitudine dei fratelli». È un motivo che torna nel romanzo e nel teatro del Novecento. Voi come lo risolvete? «Creando un’atmosfera surreale. Mi viene in mente La rosa tatuata di Tennessee Williams, quando nella vita di Serafina entra in scena un giovane che le sconquassa la vita».

Per quel ruolo nel film di Daniel Mann, Anna Magnani vinse l’Oscar. Per lei, che cosa ha rappresentato la Magnani? «Era un’attrice immensa, modernissima. Per me simboleggia la libertà, sia come modello femminile che come interprete». Anna Magnani amava le sue rughe. Lei come vive il passaggio del tempo? «Con serenità. Oggi si tende ad avere paura del tempo che passa. Ma la maturità porta anche conoscenza, saggezza. Non è vero che esisti solo se hai 20 anni». È quello che ha insegnato a suo figlio Leo? «Sì, ma è quello che lui pensa naturalmente. Cerca di imparare da chi ha più esperienza di lui».

Il 14 maggio, il giorno del vostro debutto a teatro, Leo si esibirà a Largo Venue. Quindi sarete contemporaneamente in scena. In generale, lei segue i suoi concerti? «Sempre. Infatti, se ci riesco, faccio una pazzia: dopo la pomeridiana del 17 maggio, mi presento al concerto che Leo farà domenica sera a Pozzuoli».

Riprenderete anche lo spettacolo in cui recitate insieme, “Ubi Maior”? «Per ora è fermo perché Leo è molto impegnato sul fronte musicale». Alessandro Gassmann cura il disegno scenico di “Carta straccia”. Che tipo di ambiente ha creato? «Un ambiente molto elegante, che è un po’ il suo tratto stilistico».

Non è così frequente vedervi recitare insieme in palcoscenico. C’è una ragione? «Qualche anno fa, Alessandro ha voluto che interpretassi Lady Anna nel Riccardo III di Shakespeare da lui diretto. Ci sono state poi anche altre occasioni, ma è vero, non sono così frequenti. Il fatto è che abbiamo grande rispetto l’uno dell’altro e non costruiamo situazioni artificiali per lavorare insieme. Solo quando i personaggi sono giusti per me».

“Carta straccia” si ambienta nel ‘68. Perché? «Agostino e Teresa vivono chiusi nel loro isolamento. Mentre il mondo è in rivolta. Anche questo che stiamo vivendo è un momento di grande inquietudine e bisognerebbe far sentire di più la nostra voce. Alessandro dice la sua contro le ingiustizie tutte le volte che può, io che sono meno riconoscibile di lui posso anche permettermi di scendere in piazza. E cerco di aiutare come posso chi è meno fortunato».

Teatro de’ Servi, via del Mortaro 22. Da giovedì, ore 21, a domenica


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