In Send Help, Rachel McAdams, la Regina della commedia adolescenziale Mean Girls, riesce a essere respingente nonostante la sua bellezza invincibile. Indossa un maglione sformato, i suoi capelli vanno da tutte le parti, veste alla rinfusa: mentre è al lavoro infila sandwich al tonno nel cassetto e si presenta al suo nuovo capo (Bradley, interpretato da Dylan O’Brien) con un pezzo di tonno sulle labbra. La sua – e la nostra – attenzione viene dirottata su questo piccolo dettaglio, che si impone sulle parole di Linda. Il problema sta tutto qui: lei è una contabile geniale, ma impresentabile (e ha un senso dell’umorismo imbarazzante). Sono doti che, per come si è evoluta la società negli ultimi anni, contano più delle competenze lavorative, del talento per i numeri e dell’impegno nelle notti insonni. Bradley ha ereditato la sua azienda e, siccome tutto dipende da lui, decide di promuovere al posto di Linda una persona che ha incontrato nei luoghi frequentati dai super ricchi. Per la gestione ordinaria dell’azienda, i capi inetti e senza scrupoli potranno sempre attribuirsi i meriti dei loro impiegati più diligenti. Tutto questo lo si capisce già nei primi minuti di Send Help, un film con un messaggio politico chiaro. Ma questo messaggio politico passa per un una violenza parossistica, ancor più assurda nella cornice paradisiaca dell’isola abbandonata su cui Linda e Bradley finiscono a causa di un disastro aereo avvenuto durante un viaggio di lavoro.

(l r) dylan o'brien as bradley preston and rachal mcadams as linda liddle in 20th century studios' send help. photo by brook rushton. © 2025 20th century studios. all rights reserved. pinterest

Brook Rushton

L’isola è un contesto molto differente dall’azienda. Qui le azioni sono svincolate dalle conseguenze, non essendoci leggi scritte, forze dell’ordine e istituzioni. È il luogo dove Linda può vendicarsi sul suo capo egoista. I rapporti di potere si sono invertiti: appassionata di reality show survivalisti, Linda è perfettamente in grado di estrarre, dalla natura incontaminata, tutto quello di cui ha bisogno per tirare avanti. Lo stesso non si può dire di Bradley, cresciuto sui campi da golf. Il ribaltamento di ruoli, che ricorda la seconda parte di Triangle of Sadness, il film di Ruben Östlund vincitore della Palma d’Oro nel 2022, trova un corrispettivo nelle scarpe: quelle di Linda, da montagna, sono fuori luogo sul lavoro, ma perfettamente adatte al nuovo ambiente. Quelle di Bradley, costosamente rappresentative della sua posizione sociale e alla moda, sono poco adatte alle scalate e alle passeggiate nella foresta tropicale.

Send Help rappresenta una società ipercompetitiva

Sam Raimi, che ha diretto l’horror cult La casa ed è stato precursore del cinecomic moderno con i film di Spider-Man con Tobey Maguire, riporta i protagonisti all’epoca primitiva, dove il merito conta davvero. Se negli organigrammi delle aziende il gioco è sistematicamente truccato, non si può dire lo stesso della natura selvaggia, dove comanda chi sa costruire, accendere un fuoco e cacciare. Proprio a partire dalla caccia, prendono il via una serie di scene sanguinarie in cui la violenza va sopra le righe, riuscendo a risultare ridicola e disturbante allo stesso tempo, ma mai priva di significato, accompagnando costantemente il discorso politico. Linda impara a non esitare, a incanalare quella capacità di eliminazione spietata che i suoi capi hanno come per formazione: lo si capisce bene nella scena dell’incidente aereo, quando è più reticente di Bradley a sacrificare uno degli altri passeggeri per salvarsi la pelle. Spingendo la competizione al limite dell’eliminazione fisica dei concorrenti, Send Help muove una critica al neocapitalismo, esponendone i meccanismi, e finendo per avvicinarsi a opere dense di significato sociale come No Other Choice, Squid Game (la serie TV più visualizzata di sempre su Netflix) e praticamente ogni battle royale.

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Brook Rushton

L’isola è dunque il palcoscenico ideale per l’arco di sviluppo del personaggio di Rachel McAdams, che diventa sempre più bella a ogni scena (al suo compagno di sventura succede esattamente il contrario). Così il regista sottolinea la sintonia di Linda rispetto all’ambiente, evocando un paradosso che ci aiuta a riflettere sulle maschere, socialmente funzionali, indossate dalle persone potenti: la protagonista finisce per essere esattamente quello che le si chiedeva di essere all’inizio, ma raggiunge quell’estetica, levigata e candida, lungo un processo di corruzione morale, dopo tutte le cose terribili che fa (o sarà costretta a fare) per sopravvivere e assicurarsi il suo diritto alla felicità nella vita dopo l’isola.

Send Help è da pochi giorni disponibile su Disney+.

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Headshot of Giuseppe Giordano

Guardo film e gioco a videogiochi, da un certo punto della vita in poi ho iniziato anche a scriverne. Mi affascinano gli angolini sperduti di internet, la grafica dei primi videogiochi in 3D e le immagini che ricadono sotto l’ombrello per nulla definito della dicitura aesthetic, rispetto alle quali porto avanti un’attività di catalogazione compulsiva che ha come punto d’arrivo alcuni profili Instagram. La serie TV con l’estetica migliore (e quella migliore in assoluto) è comunque X-Files, che non ho mai finito per non concepire il pensiero “non esistono altre puntate di X-Files da vedere per il resto della mia vita”. Stessa cosa con Evangelion (il manga).