Persiana Barcelona, un piccolo gesto mediterraneo ha cambiato il mondo del design.

A Barcellona, dove il rapporto con la luce è quasi una disciplina a sé stante, ci sono elementi che sono diventati parte del paesaggio senza reclamare attenzione. L’avvolgibile è uno di questi. Per anni il suo ruolo è stato strettamente utilitaristico. Finché Persiana Barcelona, azienda fondata nel 2014 dagli architetti Diana Usón e Pau Sarquella, con l’obiettivo di commercializzare la persiana alicantina, non ha deciso di considerarla un progetto. “È successo nel 2009”, ricorda Pau Sarquella. “Diana e io non eravamo ancora architetti e partecipammo a un concorso per migliorare gli angoli del Raval”. Lì, tra strade strette e abitazioni prive di cortili interni, hanno individuato una scena quotidiana: vestiti appesi ad asciugare protetti da teli di plastica improvvisati. “C’erano tende da doccia, tovaglie… Ogni vicino faceva quello che poteva”. L’osservazione era diretta e, in un certo senso, classica: capire un problema reale prima di proporre una soluzione formale.

Taller de Persiana Barcelona

Il laboratorio di Girona dove si fabbricano le persiane.

Un piccolo gesto che ha cambiato tutto

“Ci siamo resi conto che la persiana tradizionale non funzionava bene in quel caso perché lasciava entrare l’acqua. E alcuni vicini stavano già facendo qualcosa di interessante: mantenevano la persiana all’esterno e mettevano della plastica all’interno”, spiega Sarquella nel laboratorio di Girona dove vengono realizzate le sue persiane su misura. La proposta è stata minimale: modificare la geometria delle lamelle in modo che, invece di essere separate, si sovrapponessero. “In questo modo avremmo potuto mantenere la ventilazione e impedire l’ingresso dell’acqua. È stato un piccolo gesto, ma ha cambiato sia l’uso che l’immagine della strada”. Hanno vinto il concorso nel 2010, ma il lavoro vero e proprio è iniziato più tardi. Questa transizione – dal concetto al prodotto – definisce in larga misura il percorso di Persiana Barcelona, che nel 2024 ha festeggiato il suo decimo anniversario come prodotto internazionale senza perdere la sua essenza. “Non è un oggetto fatto a mano al 100%, ma non è nemmeno una catena automatizzata. È realizzato con vecchie macchine e questo permette piccole variazioni che gli conferiscono carattere”, rivela Pau.