La popolazione invecchia e le aziende si adeguano: Apple porta anche in Italia la funzione Apparecchio acustico sugli AirPods Pro (qui la nostra recensione della terza generazione), disponibile come aggiornamento software gratuito. Finora abbiamo acquistato gli auricolari per fare telefonate a mani libere, per ascoltare la musica o i podcast oppure per isolarci dal rumore di un treno, di un aereo o di un ambiente di lavoro chiassoso. Ora Apple fa accedere i suoi auricolari di punta anche all’ambito della salute, benché non si parli di un vero e proprio dispositivo medico (ma la funzione software «Apparecchio acustico» è invece approvata come dispositivo medico di Classe IIa nell’Unione europea). La nuova capacità degli auricolari può essere un salvagente tecnologico per chi inizia a perdere colpi con l’udito, ma non è ancora pronto o disposto a comprare un presidio medico tradizionale.
A livello di scenario più ampio, la mossa di Apple può dare una spallata a un settore con attori consolidati, visto che non serve comprare hardware nuovo se siete già attrezzati.

Come funziona Apparecchio acustico su AirPods

Partiamo da dispositivi necessari: la funzione è supportata su AirPods Pro 2 e AirPods Pro 3, con firmware aggiornato, insieme a un iPhone o iPad aggiornato ad iOS (o iPadOS) 26.  Su Mac serve macOS Sequoia o versioni successive.
La funzione non si limita ad alzare il volume. Il meccanismo è molto più raffinato: il sistema crea un profilo uditivo personale attraverso un test dell’udito. Questa messa a punto richiede circa cinque minuti e sostanzialmente chiede all’utente, che deve piazzarsi in una stanza silenziosa, di toccare lo schermo non appena sente un suono, ripetuto molte volte su differenti frequenze e con volumi più o meno alti. Completato il test, si può attivare Apparecchio acustico: a quel punto, semplificando, gli AirPods amplificano e compensano dove serve, migliorando la chiarezza delle voci e dei suoni ambientali. 
Per molte persone il problema non è «sentire meno» in senso assoluto, ma distinguere peggio il parlato, soprattutto in ambienti rumorosi. Apple insiste proprio su questo aspetto: la personalizzazione non resta confinata alla funzione sanitaria, ma si riflette anche nelle telefonate e nell’ascolto quotidiano. Una conversazione dovrebbe risultare più intellegibile, richiedere meno fatica cognitiva e meno bisogno di chiedere all’interlocutore di ripetere. Lo stesso profilo viene poi applicato automaticamente anche a musica, film, giochi e chiamate.

Cosa dicono le ricerche

Chiunque viva la condizione di perdita, anche lieve, dell’udito, oppure per chi l’ha vissuta in maniera indiretta attraverso familiari e amici, sa benissimo quali sono le conseguenze sul benessere generale. La stessa Apple lo ricorda citando lo studio intitolato Achieve, pubblicato su The Lancet, che ha valutato l’impatto degli interventi sull’udito negli anziani a rischio di declino cognitivo. E nello stesso filone si muovono i nuovi risultati dell’Apple Hearing Study: in un’analisi su oltre 57 mila partecipanti, una maggiore perdita uditiva è stata associata a conseguenze non così immediate da collegare per un profano, come una velocità di camminata più lenta, soprattutto dopo i 60 anni; in un altro gruppo di quasi 85 mila persone classificate come con «udito normale», oltre il 16% descriveva comunque il proprio udito come scarso o problematico, specie nelle conversazioni in ambienti rumorosi. 
Quello che queste ricerche confermano è che l’udito non è un compartimento stagno: tocca socialità, autonomia, qualità della vita e, indirettamente, anche altri indicatori di salute. Avere un test accessibile da casa e un valore numerico da monitorare nel tempo può aiutare a intervenire prima, non quando il problema è già diventato evidente. 
Un dispositivo che magari molti hanno già nelle tasche, come gli AirPods Pro, può diventare un ponte per riguadagnare non solo un po’ di udito in più, ma anche una socialità perduta. Lo stesso ambito in cui si muove un dispositivo come i Nuance di Luxottica, gli occhiali per «sentire meglio» che abbiamo provato qualche mese fa.

Privacy

Il tema è molto sensibile: che fine fanno i dati dei test dell’udito? Apple, che della privacy ha fatto un bastione della sua narrazione negli anni di Tim Cook, spiega come i testi restino all’interno dell’app Salute, archiviati in forma cifrata. Per la sincronizzazione con iCloud viene usata la crittografia end-to-end: questo permette anche poi, se lo si desidera, di condividere i risultati con un medico mantenendo la trasmissione privata. 

Tutto questo non sostituisce un percorso clinico – e Apple lo dice apertamente invitando a rivolgersi a professionisti della salute come medici e audiologi – ma l’idea di trasformare un prodotto di massa in questo settore così delicato potrebbe avere un peso reale nei prossimi anni, aumentando la consapevolezza sulla salute dell’udito e fornendo soluzioni (più) accessibili che aiutino a intercettare il problema in anticipo rispetto a quanto accade oggi. 

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12 maggio 2026 ( modifica il 12 maggio 2026 | 20:32)