di
Matteo Sorio

Antonio Sanò, fondatore de iLMeteo.it, si occupa di modelli di previsione legati al clima: «A Verona si è formata una supercella, come nell’agosto 2020, che ha poi raggiunto rapidamente Padova e il Trevigiano»

«È stato un downburst. Con la supercella che da Brescia è arrivata a Verona. Da lì ha raggiunto velocemente Padova e Treviso, per poi toccare il Friuli». Classe ’76, padovano, fondatore de iLMeteo.it, Antonio Sanò si occupa di modelli di previsione legati al clima.

Sanò, cos’è successo sul piano climatico, ieri 12 maggio, in Veneto?
«Per quanto particolarmente intenso e di rara violenza, parliamo di un episodio che rientra nella fenomenologia di mesi come maggio, quando l’aumento delle temperature fa sì che il terreno si scaldi di più. Succede che nell’Atlantico o nel nord Europa si generino infiltrazioni di aria più fresca, che giungono fin qui com’è successo lunedì, nel caso specifico partendo da ovest cioè da Brescia. Durante le ore centrali della giornata la colonna d’aria si è riscaldata partendo da terra e ha creato un contrasto con quella corrente di aria più fredda».



















































Quel contrasto a cosa porta?
«Tutta l’umidità presente nella colonna d’aria si condensa e si formano goccioline che sono palline di neve e ghiaccio. In pratica si forma una nuvola temporalesca che va dal suolo fino a 11 km d’altezza e tale nuvola è come un gran pentolone pieno di vapore, al cui interno si muove una massa d’aria. L’aria calda che sale dal terreno, una volta raffreddata, scende con violenza dalla parte opposta. Ne nasce un vortice, di fatto, per cui da una parte l’aria sale e dall’altra scende, e nella parte che scende precipita di tutto».

Come nascono le raffiche di vento fortissime?
«Quel vento non era un vento che soffia radente il suolo, in orizzontale, come al mare, ma un vento trasversale. Da lì il cosiddetto downburst, per cui il vento che veniva direttamente dalla nuvola spingeva dall’alto verso il basso scaricando pioggia e grandine. A Verona si è formata una supercella, come nell’agosto 2020, che ha poi raggiunto rapidamente Padova, il Trevigiano, fino ad arrivare in Friuli».

Era prevedibile?
«Purtroppo fenomeni così non lo sono. La prevedibilità delle supercelle è ancora oggetto di studio. Si sapeva che sarebbe stata una giornata instabile in Lombardia e Veneto, ma non si poteva sapere dove avrebbe colpito il temporale e con quale intensità».

La linea d’instabilità è arrivata dal Bresciano, dunque?
«Sì. E ha raggiunto la massima intensità nel Veronese per questioni micro-climatiche e orografiche. Verona ha una situazione favorevole alla permanenza dei temporali: ci sono montagne, non c’è una pianura aperta. Idem Trieste, dove il fattore delle Alpi Giulie e Carniche ha fatto sì che la cella si fermasse e riprendesse intensità».

Su quanto accaduto c’è un’influenza del cambiamento climatico?
«Questo tipo di fenomeni, sebbene di rara violenza, rientra nella normalità del mese di maggio e giugno. Il terreno inizia a scaldarsi e al contempo ci sono masse d’aria che possono giungere dal nord, incrociando lo scenario di facile riscaldamento dato dalla Pianura Padana. Tutto ciò fa sì che si creino contrasti accesi. Lo sapevamo, insomma, però si è notato che negli ultimi 20-30 anni il numero di fenomeni di questo tipo è più frequente di prima».

Quanto più frequente?
«La frequenza si è moltiplicata. Quindi si pensa che sia tutto collegato al cambiamento climatico legato all’innalzamento delle temperature. Basta un grado in più per dare più energia allo sviluppo di certi fenomeni e per creare contrasti più accesi di prima».

Morale?
«Aspettiamocene altri, magari non in città ma in zone limitrofe».


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12 maggio 2026 ( modifica il 12 maggio 2026 | 20:05)