di
Sara Bettoni

Il Corriere anticipa una bozza del vademecum che sarà integrato con i suggerimenti della politica e pubblicato. La domanda deve avere risposta entro 145 giorni: un dovere rispettare la dignità umana

Una serie di «indicazioni operative» scritte alla luce delle sentenze della Corte costituzionale sulla morte medicalmente assistita. È il documento sul fine vita che l’assessorato al Welfare della Lombardia  (leggi l’intervista a Bertolaso) ha condiviso con i capigruppo di maggioranza del Consiglio regionale. Nelle prossime settimane il vademecum — il Corriere può anticiparne una bozza — sarà integrato con i suggerimenti della politica e pubblicato. Potranno quindi consultarlo gli ospedali che devono gestire le richieste così come i pazienti. E conoscere con esattezza tempi, procedure e requisiti per accedere al suicidio assistito.

In attesa della legge

Nell’incipit si specifica che il documento tecnico è stato scritto nelle more di una legge generale, riconoscendo il dovere di rispondere ai bisogni e alle sofferenze dei cittadini, nel rispetto della libertà di autodeterminazione e della dignità umana del malato.



















































La richiesta

La domanda deve essere presentata da cittadini residenti e assistiti in Lombardia all’Asst (cioè l’ospedale) o all’Ats di competenza, preferibilmente in forma scritta. Deve farsi avanti l’interessato: non sono ammesse deleghe. Chi non può scrivere in autonomia per via della malattia può presentare una videoregistrazione o usare dispositivi come i puntatori oculari o i comunicatori vocali digitali. La Regione, così come le Asst e le Ats devono pubblicare sui propri siti le modalità di presentazione della richiesta.

Le cure palliative

Una lunga parte del testo è dedicata alle cure palliative. Chi chiede la morte medicalmente assistita deve prima essere informato di tutte le possibilità per alleviare le sue sofferenze e dei sostegni psicologi, sociali e spirituali disponibili.
Un Collegio di valutazione esamina la domanda e verifica che il richiedente abbia tutti e quattro i requisiti stabiliti dalla Consulta: irreversibilità della patologia, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale (come la ventilazione meccanica, la nutrizione artificiale, la dialisi, l’assunzione continuativa di farmaci salvavita), capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. Il documento suggerisce anche la composizione del Collegio di valutazione: la partecipazione sarà su base volontaria. In caso di giudizio negativo, il paziente può fare ricorso contro la decisione.

La procedura

La morte medicalmente assistita può avvenire a casa del paziente o, su sua richiesta, in ospedale. Il Servizio sanitario regionale fornisce il farmaco letale che il malato deve autosomministrarsi. Alla procedura è presente anche un medico o infermiere (scelto su base volontaria) dell’ospedale, che può solo assistere il paziente in caso di difficoltà ma non iniettargli il farmaco.

I tempi

Come buona prassi, viene indicato un massimo di 145 giorni tra la ricezione della domanda e la fine dell’iter. Tempo che però può variare da caso a caso. Il documento fissa i termini anche per ciascuno dei passaggi, tra cui 45 giorni (prorogabili) per la valutazione del Collegio.

Le altre Regioni

Il testo lombardo è una strada alternativa a quella scelta da altre Regioni. La Toscana e la Sardegna hanno approvato una legge sul fine vita. L’Emilia-Romagna ha normato la materia con una delibera. Il Tar però già una volta è intervenuto per sospenderne l’efficacia in un caso specifico e ora la Regione pensa a una legge. Il Pirellone due anni fa è stato chiamato a esprimersi sul pdl «Liberi subito» promosso dall’associazione Coscioni. La maggioranza dell’aula allora stabilì che il tema era di competenza nazionale e non votò il testo. Nel frattempo, due pazienti hanno avuto accesso al suicidio assistito dopo l’ok dei comitati etici territoriali competenti.


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12 maggio 2026 ( modifica il 12 maggio 2026 | 18:18)