Elda Alvigini crede che la tristezza sia fin troppo sottovalutata: «In quest’epoca in cui siamo chiamati a essere sempre belli, sempre felici e sempre sorridenti, io sono una grande fan della tristezza perché è la tristezza che ci rende esseri umani. Andrebbe accolta e andrebbe abbracciata perché siamo parte anche di quello. È la tristezza che ti fa scrivere delle belle canzoni, dei bei libri e delle belle poesie: è una benzina per la creatività. Così come la noia», racconta Alvigini, attualmente in televisione nella nuova stagione de I Cesaroni nel ruolo storico di Stefania Masetti e in libreria con un romanzo, Inutilmentefiga, pubblicato da Santelli, nel quale mostra per la prima volta un lato di sé che molti ignoravano.
Che cosa ha provato quando è stata richiamata per interpretare Stefania nei Cesaroni?
«Mi sono sentita lusingata perché, senza più personaggi come Ezio, non era scontato che mi volessero. L’ho preso come un attestato di stima perché mi ha dato la possibilità di crescere: in questa stagione, per dire, sono la madre di un figlio grande, ma anche una donna che approfondisce un’amicizia come quella con Giulio. L’affetto del pubblico, forse legato anche al fatto che sono l’unica donna rimasta del vecchio cast, mi ha colpito molto».
Che cosa ha dato I Cesaroni ad Elda Alvigini?
«Sicuramente la popolarità. Nonostante prima avessi lavorato con Bellocchio e Caligari e avessi interpretato due film da protagonista con Pierfrancesco Favino, è stata la fiction a permettermi di essere riconoscibile. Anche se all’inizio non è stato facile».
Cioè?
«Quando I Cesaroni sono esplosi è stato un contraccolpo violento per me: non capivo perché la gente mi fermava per strada, pensavo mi scambiassero per qualcun altro. Non ho mai voluto diventare attrice per essere famosa e, lì per lì, queste attenzioni mi hanno scombussolato, senza considerare che molti non riuscivano a dividermi dal mio personaggio. Non ero più Elda, ma Stefania. E questo mi ha creato un problema di depressione».
In cosa si è manifestata la depressione?
«Ero infelice perché non coglievo la gioia di quel riconoscimento da parte degli altri. Sarà anche per questo che ho accettato di tornare nei Cesaroni: oggi sento di essere più serena e cresciuta perché ho imparato a gestire tutte queste emozioni, sia fuori che dentro il set. E poi sono felicissima del mio libro che, in qualche modo, mi ha curata».